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pubblicato il 06/feb/2013 15:25

L'Aquila/Ricostruzione: ricerca medica, e' allarme sindrome metabolica

(ASCA) - L'Aquila, 6 feb - Per molti aquilani il terremoto del 2009 ha significato lasciare la propria casa per adattarsi ad una vita completamente diversa, nelle tende o negli hotel. Gli effetti di questi cambiamenti non sono solo psicologici, ma possono riverberare sul nostro organismo e modificare i fattori determinanti per la salute metabolica e quindi cardiovascolare.

Lo ha evidenziato una ricerca nata dalla collaborazione tra l'Universita' ''Gabriele d'Annunzio'', i Laboratori di ricerca della Fondazione ''Giovanni Paolo II'' di Campobasso ed il Nucleo di farmacisti volontari della Protezione civile.

Pubblicato sulla rivista internazionale Nutrition, metabolism and cadiovascular diseases, lo studio ha letteralmente portato la ricerca scientifica sul terreno, tra la gente del terremoto.

Nei mesi successivi al sisma, infatti, un camper specificamente attrezzato con a bordo medici e farmacisti volontari ha visitato la zona dell'emergenza offrendo una serie di analisi e misurazioni. Tutte le informazioni sono state quindi messe a confronto con quelle ottenute in popolazioni non colpite da alcuna catastrofe, in particolare i partecipanti al Progetto Moli-sani, condotto in Molise. ''I risultati - spiega Assunta Pandolfi, direttore dell'Unita' operativa di Fisiopatologia vascolare del Dipartimento di Scienze sperimentali e cliniche alla d'Annunzio - mostrano come il gruppo studiato presenti una percentuale piu' alta di sindrome metabolica. La prevalenza di tale quadro nel campione di aquilani e' infatti risultata del 50%, contro un 30% dello studio Moli-sani e poco meno (27%) rispetto ai dati dell'Istituto superiore di sanita' relativamente alle popolazioni del centro-sud e isole''. La sindrome metabolica colpisce circa 14 milioni di italiani. Non e' una vera patologia, ma un insieme di alterazioni antropometriche e del nostro metabolismo che possono elevare notevolmente il rischio di diabete e malattie cardiovascolari.

In base allo studio, gli aquilani presentano maggiore alterazione di alcuni valori molto importanti per la salute, rispetto a chi non ha vissuto l'esperienza del terremoto. Di piu': c'e' differenza anche all'interno del gruppo aquilano tra chi ha perso la propria casa e chi no. La sindrome metabolica e' infatti maggiormente presente tra coloro che sono stati costretti a vivere nelle tendopoli o negli hotel.

''Benche' il campione di cittadini aquilani non sia particolarmente numeroso (meno di trecento) - suggerisce la Pandolfi - cio' che questa ricerca puo' insegnarci e' la necessita' di fronteggiare a piu' ampio raggio una catastrofe come e' stata quella dell'Aquila''.

Quindi, ''gli interventi, non sono solo quelli di soccorso, che caratterizzano l'immediato post-terremoto, ma c'e' da considerare a lungo termine la vita quotidiana delle persone; non possiamo permettere che un terremoto, con il dolore e lo sconforto che causa nei primi tempi, possa prolungare la propria azione negativa anche negli anni futuri, incidendo sulla salute della gente''. iso/res

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