martedì 17 gennaio | 16:15
pubblicato il 18/feb/2013 15:57

L'Aquila: ricerca, ancora difficolta' emotive e relazionali post sisma

(ASCA) - L'Aquila, 18 feb - Un evento fortemente traumatico, come l'esposizione al sisma dell'Aquila del 6 aprile 2009, puo' avere effetti a lungo termine sul funzionamento del cervello. E' quanto emerge da una serie di studi svolti da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina clinica, Sanita' pubblica, Scienze della vita e dell'ambiente, dell'Universita' dell'Aquila, con il coordinamento di Michele Ferrara. Gia' in un precedente lavoro, ricercatori dell'Ateneo dell'Aquila, con i colleghi della Sapienza di Roma, avevano evidenziato che, a due anni dal sisma del 2009, la popolazione aquilana, rispetto agli abitanti delle zone circostanti, continuava a mostrare un significativo deterioramento della qualita' del sonno e una maggiore incidenza di disturbi del sonno legati al trauma, quali gli incubi. ''In effetti - spiega il prof Ferrara - una ridotta qualita' del sonno si riscontra entro un raggio di 70 km dall'epicentro, anche se piu' si e' vicini ad esso e piu' gravi sono i disturbi. Questo suggerisce che gli effetti psicologici del trauma possano risultare molto piu' persistenti di quelli fisici del terremoto, durando per anni, oltre ad essere anche geograficamente piu' estesi rispetto allo spazio interessato dal sisma. Infatti, l'area geografica in cui abbiamo riscontrato disturbi del sonno clinicamente rilevanti, e' ben piu' ampia di quella che ha subi'to le conseguenze fisiche piu' catastrofiche del sisma''. In un secondo studio, appena pubblicato su European Archives of Psychiatry and Clinical Neuroscience, un campione di sopravvissuti al terremoto del 6 aprile 2009 con disturbo post traumatico da stress e' stato confrontato con un gruppo di soggetti sani, durante una scansione di risonanza magnetica funzionale, con osservazione di immagini negative o stimoli neutri. I ricercatori hanno osservato nei pazienti con dpts, una compromissione della connettivita' funzionale tra le aree cerebrali coinvolte nell'elaborazione di stimoli con forte valenza emotiva, in particolare tra la corteccia frontale ed alcune aree del sistema limbico. ''E' come se chi subisce una grande sofferenza, perdesse alcuni legami funzionali tra le aree del cervello che permettono alle persone di fare una corretta valutazione ed elaborazione degli stimoli emozionali'', spiega Monica Mazza, prima autrice dello studio. I risultati suggeriscono dunque una mancanza di mediazione e controllo corticale durante l'elaborazione degli stimoli emozionali nei soggetti con dpts. ''Cio' si traduce in una disfunzionale iperattivazione delle aree sottocorticali dell'insula - conclude la Monica Mazza - che potrebbe essere all'origine delle difficolta' emotive, sociali e relazionali dei pazienti''.

iso

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