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pubblicato il 05/apr/2013 15:05

L'Aquila: giorni di dolore e silenzio, poi sindaco guidera' protesta

L'Aquila: giorni di dolore e silenzio, poi sindaco guidera' protesta

(ASCA) - L'Aquila, 5 apr - Quattro anni, all'Aquila, sono trascorsi invano. Poco o nulla e' cambiato dal 2009, 'annus horribilis' per la citta', il comprensorio, la sua gente. I segni di quel tragico terremoto del 6 aprile sono ancora tutti li', tra le strade deserte del centro storico, i negozi desolatamente chiusi, le case, i palazzi e le chiese puntellati in ogni pietra e la periferia in chiaroscuro (qualche demolizione, qualche cantiere, qualche nuovo edificio). Ma la ricostruzione, quella vera, quella pesante, quella che dovrebbe ridare fiducia, speranza, voglia di vivere, quella non c'e'. E difficilmente potra' esserci.

Manca una governance capace, mancano sinergia e condivisione di intenti da parte della componente politica, ma mancano soprattutto risorse. Quasi inutile, dunque, fare cronoprogrammi, pensare rinascite strutturali piu' o meno avventuristiche, quando non si ha contezza e certezza dei soldi sui quali contare. Il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, in questi giorni di dolore, di riflessione, di sconforto ha sostenuto che la colpa di tutto e' di Silvio Berlusconi. Facile, si dira', prendersela con lui. Ma il j'accuse del Primo cittadino ha radici antiche. Il Cavaliere, al tempo del terremoto dell'Aquila, era presidente del Consiglio. Fu lui a volere le 19 new town, simbolo ora di degrado, ghettizzazione, cementificazione selvaggia. Fu lui a non voler considerare la possibilita' di una ''tassa di scopo'', cosi' come chiedeva Cialente. E non solo lui.

Avrebbe assicurato un flusso di denaro costante e sicuro su cui programmare una ricostruzione organica e, soprattutto, ''pensata''. Oggi, gli unici soldi stanziati per il terremoto dell'Aquila sono, comunque, quelli stanziate dal governo di centrodestra.

Cialente, dopo una strenua battaglia contro il regime commissariale (Guido Bertolaso prima, il presidente della Regione Gianni Chiodi poi) ha continuato a lottare, tornati al regime amministrativo ordinario, contro i mulini a vento.

Ha chiesto soldi in ogni occasione perche' il vero problema e' proprio l'anossia di risorse. Cialente ha lanciato i suoi strali anche contro il governo Monti che ''non ha dato un euro''.

Sembrava voler fare sfaceli quando designo' il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, quale inviato per le questioni dell'Aquila e del cratere. Ma alla resa dei conti, qualche convegno, qualche belle dichiarazione d'intenti e nulla piu'. Il Sindaco ha posto dei paletti: avvio ricostruzione dei centri storici entro il 2018 ed un miliardo l'anno di introito.

Altrimenti L'Aquila morira' definitivamente. Ed i sintomi sono gia' evidenti. Aziende fallite, imprenditori in fuga, studenti (che avevano fatto la fortuna della citta' universitaria) verso altri atenei una volta finite le agevolazioni per le iscrizioni.

In questi quattro anni nulla e' stato fatto per rivitalizzare il tessuto economico e produttivo; nulla e' stato fatto per il sociale; nulla per trattenere i giovani che all'Aquila non hanno prospettiva alcuna. Quello che ormai da quattro anni viene spacciato come il ''cantiere piu' grande d'Europa'', e' sempre esistito solo sulla carta e per le mire di famiglie malavitose che hanno tentato di infilarsi nel grande affaire.

La realta', visibile per chi arriva in citta', e' che di ''lavori in corso'' ce ne sono ben pochi. Le imprese edili non vengono pagate ed interrompono i lavori o ritardano la riconsegna. Le piu' abbandonano. Questo quarto anniversario viene visto un po' come uno spartiacque. Finora si e' andati avanti sostenuti solo dalla speranza. Speranza che il vescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari (anche per lui mancata ricostruzione sinomino di colpa della politica), sprona ad alimentare. Ma speranza e pazienza sono finite. Oggi la citta' e' concentrata sul ricordo del dramma, delle vite spezzate, delle colpe e di una cultura della prevenzione che non c'e' mai stata. Ma il Sindaco e l'assessore, la neo senatrice Pd, Stefania Pezzopane hanno gia' suonato la carica ed annunciato la fine della tregua subito dopo i giorni della commemorazione. L'Aquila deve tornare ad essere una ''questione nazionale''. Lo ha ribadito la stessa Pezzopane nel suo primo intervento in Aula. ''La citta' si sente sola e spaesata, stateci vicino'' ha esortato visibilmente commossa.

Ma l'incertezza politica nazionale non gioca a favore dell'Aquila e degli aquilani. Del resto, neanche in campagna elettorale (l'ultima), nessuno ha messo nei suoi programmi il tema della ricostruzione.

iso/gc

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