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pubblicato il 06/giu/2011 14:15

Italia triste e aggressiva: antidepressivi e violenza in aumento

E' la fotografia di una "crisi antropologica" scattata dal Censis

Italia triste e aggressiva: antidepressivi e violenza in aumento

Roma, 6 giu. (askanews) - L'Italia è diventato un Paese triste e aggressivo, due brutte facce di uno stesso disagio che lascia libere da ogni freno le pulsioni più negative: i consumi di antidepressivi sono raddoppiati in dieci anni, segnando un +114,2%, l'aggressività cresce con un aumento del 35,3% di minacce e ingiurie negli ultimi cinque anni, del 26,5% di lesioni e percosse, mentre i reati sessuali sono passati da 4.454 a 5.625, con un +26,3%. Sono alcuni dati dell'ultimo Rapporto Censis, che fotografa la "crisi antropologica" che attraversa l'Italia. Non solo, in questo vuoto di valori, le relazioni virtuali prendono il posto di quelle reali: gli italiani sono infatti tra i maggiori frequentatori dei social network, tanto che dal settembre 2008 al marzo 2011 gli utenti di Facebook sono passati da 1,3 milioni a 19,2 milioni. Mentre il narcisismo e la bellezza a tutti i costi imperano: nel 2010 sono stati circa 450.000 gli interventi di chirurgia estetica effettuati in Italia. Anoressia e bulimia sono le prime cause di morte tra le giovani. Crisi dell'autorità, declino del desiderio, riduzione del controllo sulle pulsioni: per comprendere il disagio che sta vivendo la società italiana, il Censis ha infatti avanzato una interpretazione antropologica, e dall'indagine "Fenomenologia di una crisi antropologica. La crescente sregolazione delle pulsioni", appena realizzata dal Censis e presentata oggi a Roma, emerge infatti il senso della relatività delle regole tra gli italiani e il tentativo di legittimare le pulsioni. Così ognuno è l'arbitro unico dei propri comportamenti: è questa l'opinione dell'85,5% degli italiani, e il pensiero dominate è che le regole possano essere aggirate in molte situazioni. Nel divertimento è ammessa la trasgressione soprattutto dai più giovani, il 44,8%. Ed è netta la convinzione che, quando è necessario, bisogna difendersi da sé anche con le cattive maniere: lo pensa il 48,6%, quota che sale al 61,3% tra i residenti nelle grandi città. Per raggiungere i propri fini bisogna accettare i compromessi secondo il 46,4%. E si può anche essere buoni cattolici senza tener conto della morale della Chiesa in materia di sessualità: così per il 63,5%, dato che sfiora l'80% tra i più giovani. Cadono anche i filtri sociali e aumentano le forme di violenza in cui è forte la componente pulsionale della perdita di controllo e dell'aggressività: tra il 2004 e il 2009 le minacce e le ingiurie sono aumentate del 35,3%, le lesioni e le percosse del 26,5%, i reati sessuali sono passati da 4.454 a 5.625, con un +26,3%. Anche le forme di dipendenza cambiano. Diminuisce in generale il consumo di sostanze stupefacenti (tra il 2008 e il 2009 i consumatori sono calati del 25,7%, passando da 3,9 milioni a 2,9 milioni circa), ma la pericolosità sociale del consumo di droghe non sembra diminuire: aumentano infatti le persone prese in carico nei Sert per dipendenza da cocaina (+2,5%). E sono in crescita i giovani consumatori a rischio di bevande alcoliche: dal 2009 al 2010 passano dal 14,9% al 16,6% nella fascia di 18-24 anni. Le relazioni virtuali poi prendono il posto di quelle reali: gli italiani sono tra i maggiori frequentatori dei social network, tanto che dal settembre 2008 al marzo 2011 gli utenti di Facebook sono passati da 1,3 milioni a 19,2 milioni. Ogni utente trascorre su Facebook mediamente 55 minuti al giorno, è membro di 13 gruppi, e ogni mese posta 24 commenti, invia 8 richieste di amicizia, diventa fan di 4 pagine e riceve 3 inviti ad eventi. La dimensione più narcisistica delle pulsioni - prosegue il Censis - è legata al bisogno di apparire: nel 2010 sono stati circa 450.000 gli interventi di chirurgia estetica effettuati in Italia. Anoressia e bulimia sono le prime cause di morte tra le giovani di 12-25 anni, e ne sono colpite circa 200.000 donne. Pulsioni sempre più distruttive, che raggiungono la loro dimensione più negativa nel progressivo crescere delle forme di depressione. Il consumo di antidepressivi è infatti emblematico: le dosi giornaliere sono più che raddoppiate dal 2001 al 2009, passando da 16,2 a 34,7 per 1.000 abitanti, ovvero segnando un triste +114,2 per cento.

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