domenica 26 febbraio | 09:34
pubblicato il 14/nov/2013 18:26

Italia-S.Sede: Napolitano e Papa insieme contro insensibilita' sociale

Italia-S.Sede: Napolitano e Papa insieme contro insensibilita' sociale

(ASCA) - Roma, 14 nov - L'uno in aiuto dell'altro, vicendevolmente. Puo' essere questa la lettura del colloquio che oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e papa Francesco - nell'ambito della visita ufficiale del pontefice in Italia - hanno avuto al Quirinale, nello Studio alla Vetrata. Un faccia a faccia durato probabilmente oltre la mezz'ora da programma (Francesco e' arrivato al Colle con otto minuti di anticipo) e nel corso del quale, fanno sapere ambienti vicini al Capo dello Stato, c'e' stato uno scambio di confidenze, una riflessione sui problemi che sia Napolitano che Francesco si trovano ad affrontare nei rispettivi ruoli. Questo essere consapevoli del difficile momento che, pur sotto aspetti diversi, sia l'uno che l'altro si trovano a sostenere emerge con chiarezza anche nei due interventi pubblici, svolti dopo il colloquio privato. Napolitano e Francesco vanno oltre i discorsi di rito e i soliti richiami al Concordato, fanno passare in secondo piano l'analisi - alla base sempre di ogni contatto istituzionale e formale tra i due Stati - sulle modalita' della presenza della Chiesa sul territorio italiano. La stella polare, il punto di riferimento - in particolare del pontefice - sono gli 'ultimi' (i senza lavoro, i senza tetto, i malati terminali, gli immigrati clandestini, coloro che vivono in condizioni di poverta') e quella rete di solidarieta' ancora palpabile in Italia. Ma non solo, le dichiarazioni pubbliche - in particolare quella del Capo dello Stato - sono servite anche per intervenire nuovamente sul degrado della nostra politica, sul clima avvelenato che ormai la caratterizza con sullo sfondo le piaghe della corruzione e dei ''piu' meschini particolarismi''. L'uno ha preso come sponda l'altro per rendere piu' forte il proprio ragionamento. Il Papa parla della ''quotidiana collaborazione'' tra Stato e Chiesa in Italia ''al servizio della persona umana in vista del bene comune''. Il momento attuale e' segnato dalla crisi economica, che ha ''tra gli effetti piu' dolorosi una insufficiente disponibilita' di lavoro''. Si deve puntare, afferma Francesco, alla ''costruzione di un ordine civile piu' umano e piu' giusto''.

In questo senso il Papa riferisce di avere visto a Lampedusa, in occasione della sua visita all'isola siciliana, ''l'encomiabile testimonianza di solidarieta' di tanti che si prodigano nell'opera di accoglienza'' degli immigrati. Piu' in generale Francesco auspica che l'Italia, ''attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia trovare nuovamente la creativita' e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignita' di ogni persona''. Chiudendo il suo intervento il pontefice fa una aggiunta al testo, che lascia intendere quale sia l'importanza che attribuisce al Presidente della Repubblica: ''Mi e' particolarmente gradito infine associarmi alla stima e all'affetto che il popolo italiano - e anche io (e' questa l'aggiunta - ndr) - nutre per la sua persona''.

Il discorso di Napolitano e', dal suo canto, un continuo rimando all'azione pastorale, al messaggio che arriva dal Papa. Il Capo dello Stato - premettendo che il Concordato ''ha rafforzato l'unita' nazionale'' e che alla base delle relazioni tra Chiesa e comunita' politica devono esserci ''distinzione di ambiti'' e ''collaborazione'' - sottolinea l'importanza di avere ospitato oggi (per la prima volta in una visita del genere) personalita' del ''mondo della solidarieta' verso i poveri, i sofferenti, gli 'ultimi', a lei cosi' cari''. Napolitano attacca ''l'insensibilita' sociale, l'egoismo, il piu' spregiudicato tornaconto personale'' e chiede che questo venga combattuto con ''i valori del messaggio cristiano, innanzitutto quello dell'amore per gli altri''. La politica, sottolinea, ''ha la drammatica necessita''' di ''recuperare partecipazione, consenso e rispetto, liberandosi dalla piaga della corruzione e dai piu' meschini particolarismi''. Cio', ne e' convinto Napolitano, ''puo' riuscire solo rinnovando le proprie basi ideali, sociali e culturali. E credo che la politica - dice rivolto al Papa - possa trarre uno stimolo nuovo dal suo messaggio e dalle sue parole''. Ancora, per uscire dalla ''tumultuosa pressione e dalla gravita' dei problemi'' con una quotidianita' ''stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante'', Napolitano chiede che si persegua ''la cultura dell'incontro, che ella ama invocare'' e con alla base ''la sua invocazione 'Dialogo, dialogo, dialogo'''.

Non sono mancati, ritornando al colloquio, riferimenti paralleli ad Italia e Argentina. Sempre secondo quanto fanno sapere ambienti del Quirinale, Napolitano e Francesco hanno parlato delle esperienze politiche e di governo dell'Italia e dell'Argentina ed e' stato questo uno scambio molto disinteressato, distaccato e storico sulle esperienze, sulla evoluzione dei due Paesi dalla seconda guerra mondiale in poi.

fdv Italia-S.Sede: Napolitano e Papa insieme contro insensibilita' sociale (ASCA) - Roma, 14 nov - L'uno in aiuto dell'altro, vicendevolmente. Puo' essere questa la lettura del colloquio che oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e papa Francesco - nell'ambito della visita ufficiale del pontefice in Italia - hanno avuto al Quirinale, nello Studio alla Vetrata. Un faccia a faccia durato probabilmente oltre la mezz'ora da programma (Francesco e' arrivato al Colle con otto minuti di anticipo) e nel corso del quale, fanno sapere ambienti vicini al Capo dello Stato, c'e' stato uno scambio di confidenze, una riflessione sui problemi che sia Napolitano che Francesco si trovano ad affrontare nei rispettivi ruoli. Questo essere consapevoli del difficile momento che, pur sotto aspetti diversi, sia l'uno che l'altro si trovano a sostenere emerge con chiarezza anche nei due interventi pubblici, svolti dopo il colloquio privato. Napolitano e Francesco vanno oltre i discorsi di rito e i soliti richiami al Concordato, fanno passare in secondo piano l'analisi - alla base sempre di ogni contatto istituzionale e formale tra i due Stati - sulle modalita' della presenza della Chiesa sul territorio italiano. La stella polare, il punto di riferimento - in particolare del pontefice - sono gli 'ultimi' (i senza lavoro, i senza tetto, i malati terminali, gli immigrati clandestini, coloro che vivono in condizioni di poverta') e quella rete di solidarieta' ancora palpabile in Italia. Ma non solo, le dichiarazioni pubbliche - in particolare quella del Capo dello Stato - sono servite anche per intervenire nuovamente sul degrado della nostra politica, sul clima avvelenato che ormai la caratterizza con sullo sfondo le piaghe della corruzione e dei ''piu' meschini particolarismi''. L'uno ha preso come sponda l'altro per rendere piu' forte il proprio ragionamento. Il Papa parla della ''quotidiana collaborazione'' tra Stato e Chiesa in Italia ''al servizio della persona umana in vista del bene comune''. Il momento attuale e' segnato dalla crisi economica, che ha ''tra gli effetti piu' dolorosi una insufficiente disponibilita' di lavoro''. Si deve puntare, afferma Francesco, alla ''costruzione di un ordine civile piu' umano e piu' giusto''.

In questo senso il Papa riferisce di avere visto a Lampedusa, in occasione della sua visita all'isola siciliana, ''l'encomiabile testimonianza di solidarieta' di tanti che si prodigano nell'opera di accoglienza'' degli immigrati. Piu' in generale Francesco auspica che l'Italia, ''attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia trovare nuovamente la creativita' e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignita' di ogni persona''. Chiudendo il suo intervento il pontefice fa una aggiunta al testo, che lascia intendere quale sia l'importanza che attribuisce al Presidente della Repubblica: ''Mi e' particolarmente gradito infine associarmi alla stima e all'affetto che il popolo italiano - e anche io (e' questa l'aggiunta - ndr) - nutre per la sua persona''.

Il discorso di Napolitano e', dal suo canto, un continuo rimando all'azione pastorale, al messaggio che arriva dal Papa. Il Capo dello Stato - premettendo che il Concordato ''ha rafforzato l'unita' nazionale'' e che alla base delle relazioni tra Chiesa e comunita' politica devono esserci ''distinzione di ambiti'' e ''collaborazione'' - sottolinea l'importanza di avere ospitato oggi (per la prima volta in una visita del genere) personalita' del ''mondo della solidarieta' verso i poveri, i sofferenti, gli 'ultimi', a lei cosi' cari''. Napolitano attacca ''l'insensibilita' sociale, l'egoismo, il piu' spregiudicato tornaconto personale'' e chiede che questo venga combattuto con ''i valori del messaggio cristiano, innanzitutto quello dell'amore per gli altri''. La politica, sottolinea, ''ha la drammatica necessita''' di ''recuperare partecipazione, consenso e rispetto, liberandosi dalla piaga della corruzione e dai piu' meschini particolarismi''. Cio', ne e' convinto Napolitano, ''puo' riuscire solo rinnovando le proprie basi ideali, sociali e culturali. E credo che la politica - dice rivolto al Papa - possa trarre uno stimolo nuovo dal suo messaggio e dalle sue parole''. Ancora, per uscire dalla ''tumultuosa pressione e dalla gravita' dei problemi'' con una quotidianita' ''stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante'', Napolitano chiede che si persegua ''la cultura dell'incontro, che ella ama invocare'' e con alla base ''la sua invocazione 'Dialogo, dialogo, dialogo'''.

Non sono mancati, ritornando al colloquio, riferimenti paralleli ad Italia e Argentina. Sempre secondo quanto fanno sapere ambienti del Quirinale, Napolitano e Francesco hanno parlato delle esperienze politiche e di governo dell'Italia e dell'Argentina ed e' stato questo uno scambio molto disinteressato, distaccato e storico sulle esperienze, sulla evoluzione dei due Paesi dalla seconda guerra mondiale in poi.

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