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pubblicato il 29/gen/2013 17:21

Industrie: Legambiente, oltre 1100 impianti a rischio. Poca informazione

Industrie: Legambiente, oltre 1100 impianti a rischio. Poca informazione

(ASCA) - Roma, 29 gen - E' ancora insufficiente l'informazione ai cittadini sui possibili rischi derivanti dalla presenza sul territorio di impianti industriali che trattano sostanze pericolose e sui comportamenti da tenere in caso di emergenza.E' quanto emerge dall'indagine Ecosistema rischio industrie presentata oggi e realizzata da Legambiente e Dipartimento della protezione civile.

In Italia sono oltre 1.100 gli impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantitativi tali da essere ritenuti suscettibili di causare incidenti rilevanti: impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie e depositi di esplosivi o composti tossici che, in caso di incidente o di malfunzionamento, possono provocare incendi, contaminazione dei suoli e delle acque, nubi tossiche, e che sono censiti dal ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in un inventario nazionale aggiornato semestralmente. Gli impianti sono concentrati prevalentemente in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna e interessano i territori di 739 comuni.

Il 94% dei 210 Comuni intervistati ha dichiarato di avere recepito le indicazioni contenute nella scheda informativa redatta dal gestore dell'impianto, cosi' come previsto dalla legge; quest'ultima stabilisce, fra l'altro, la perimetrazione delle aree circostanti gli insediamenti a rischio di incidente rilevante individuando aree soggette a rischio intorno allo stabilimento ''di sicuro impatto'', ''di danno'', ''di attenzione''.

198 amministrazioni comunali confermano di essere in possesso dei dati essenziali sullo stabilimento necessari per valutare i possibili scenari e le conseguenze di un incidente e quindi per realizzare le opportune campagne informative e la corretta pianificazione urbanistica del territorio. Sono 181 i Comuni che hanno predisposto una planimetria del territorio e individuato le ''aree di danno'', sottoposte a conseguenze nell'eventualita' di un incidente nello stabilimento a rischio (l'86% dei comuni intervistati). In 104 Comuni intervistati sono state individuate nelle ''aree di danno'' strutture vulnerabili e/o sensibili: nel 18% dei casi sono presenti scuole, nel 13% centri commerciali, nell'8% strutture ricettive turistiche, nel 7% luoghi di culto, nel 2% ospedali. Inoltre, le amministrazioni comunali hanno indicato la presenza in ''aree di danno'' anche di abitazioni isolate o insediamenti residenziali piu' consistenti, di altri stabilimenti industriali e attivita' produttive in genere.

148 amministrazioni comunali hanno dichiarato di aver realizzato campagne informative sul rischio industriale e sulla presenza sul proprio territorio di insediamenti suscettibili di causare incidenti rilevanti. Solo 105 comuni (il 50% degli intervistati), pero', ha detto di aver realizzato campagne informative sui comportamenti da tenere in caso di emergenza, per dare a tutti coloro che vivono e lavorano in prossimita' dell'insediamento informazioni pratiche, precise e puntuali su come riconoscere i segnali di allarme e come mettersi al sicuro. Per informare i cittadini, 96 amministrazioni hanno risposto di aver realizzato opuscoli informativi, 59 hanno puntato sul proprio sito on line realizzando sezioni ad hoc, 30 hanno organizzato iniziative nelle scuole, 58 incontri pubblici.

L'organizzazione di esercitazioni periodiche, spieano gli esperti, e' essenziale per testare le capacita' di risposta in caso di eventi calamitosi; tuttavia solo 75 Comuni del campione hanno dichiarato di aver proposto l'organizzazione di esercitazioni o partecipato a esercitazioni sul rischio industriale, alcuni (34) coinvolgendo anche la popolazione. red/mpd

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