sabato 10 dicembre | 21:44
pubblicato il 16/ott/2011 05:10

Indignati/ Roma come Atene: un giorno di guerriglia annunciata

Un migliaio di violenti si fanno scudo dei manifestanti

Indignati/ Roma come Atene: un giorno di guerriglia annunciata

Roma, 16 ott. (askanews) - Roma come Atene, con scene di guerriglia e di violenze che ricordano le devastazioni del G8 di Genova di dieci anni fa. Così la giornata di ieri ha visto la capitale messa a ferro e fuoco da un migliaio di manifestanti violenti che si sono infiltrati nel corteo degli 'indignati' arrivati da tutta Italia per manifestare contro gli effetti della crisi economica. Da via Cavour a piazza San Giovanni, in poche ore, la città è diventata un campo di battaglia con devastazione e feriti tra i manifestanti e gli uomini delle forze dell'ordine che hanno faticato molto per contenere l'onda d'urto dei violenti. In piazza san Giovanni, per almeno due ore si è avuta la percezione che la situazione potesse sfuggire di mano. La prima carica delle forze dell'ordine è stata respinta da migliaia di manifestanti più bellicosi, circa due-tremila asserragliati nella piazza intorno alla Basilica. Armati di sanpietrini, bombe carta, bastoni, bulloni contro i poliziotti. La tensione ha raggiunto il punto più alto quando un gruppo armato di bastoni ha assaltato un cellulare dei carabinieri dandolo poi alle fiamme. Le forze dell'ordine sono state costrette a ripiegare verso via Emanuele Filiberto. Si sono contati numerosi contusi tra gli agenti e altrettanti mezzi semidistrutti dalle sassaiole. E' stato un giorno di guerriglia annunciato. Sin dalle prime ore del pomeriggio si è capito che la protesta sarebbe potuta degenerare. Soprattutto quando sono apparsi i primi gruppi di giovani con caschi, il volto coperto da passamontagna e vestiti di nero, che hanno cominciato a guadagnare posizioni nel lungo serpentone umano partito da piazza Esedra poco prima delle 14. Probabilmente, l'obiettivo premeditato dei gruppi più violenti, difficilmente identificabili per provenienza, ma probabilmente tutti italiani, era quello di guadagnare la testa del corteo, scavalcarlo, e puntare dritto a San Giovanni. Così è stato. A metà della manifestazione, infatti, con i primi scontri avvenuti in via Labicana con auto e cassonetti incendiati lungo il percorso, il corteo si è praticamente 'spento'. I manifestanti pacifici, che erano la stragrande maggioranza, hanno abbassato le bandiere e hanno deviato per raggiungere il Circo Massimo. In piazza San Giovanni, invece, è iniziato il caos, con i più violenti che creavano barricate e appiccavano roghi in tutte le strade laterali, in via Labicana e in via Merulana, fino alla piazza. Mentre i manifestanti pacifici giunti in piazza San Giovanni e là rimasti intrappolati non hanno potuto fare altro che addossarsi sulla scalinata della basilica e tenere le mani alzate per distinguersi dai violenti.

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