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pubblicato il 17/ott/2011 09:25

Indignati/ Il black bloc a Repubblica: "sappiamo come sfasciare"

L'intervista racconta il metodo delle "falangi"

Indignati/ Il black bloc a Repubblica: "sappiamo come sfasciare"

Roma, 17 ott. (askanews) - Su Repubblica oggi anche l'intervista a uno dei violenti della manifestazione degenerata sabato a Roma. Identificato solo con un'iniziale, F., è un pugliese di trent'anni, laureato e precario, figlio della buona borghesia. Delle violenze "sorride compiaciuto" e dice "Poteva esserci il morto in piazza? Perché quanti morti fa ogni giorno questo Sistema? Chi sono gli assassini delle operaie di Barletta?" E aggiunge "Noi non ci siamo nascosti. Il Movimento finge di non conoscerci. Ma sa benissimo chi siamo. E sapeva quello che intendevamo fare. Come lo sapevano gli sbirri". Ideologia a parte, parla dell'aspetto logistico, preparato "da un anno" con "un master in Grecia" dove, dice, sono andati una volta al mese per un anno da Brindisi in posto ponte per evitare i controlli. "I compagni ateniesi ci hanno fatto capire che la guerriglia urbana è un'arte in cui vince l'organizzazione. Un anno fa avevamo solo una gran voglia di spaccare tutto. Ora sappiamo come sfasciare". E conferma: "eravamo divisi in due falangi", una di primi 500 aveva il compito di devastare via Cavour, l'altra di altri 300 quello di proteggere i primi alle spalle. "Volevamo convincerli che ci saremmo accontantati di sfasciare via Cavour, Ci sono cascati". In via Labicana anche gli altri trecento hanno "cominciato a combattere". L'ultima sorpresa in piazza San Giovanni, dove avevano nascosto venerdì sera un Ducato bianco all'altezza degli archi di via Sannio. Dentro, "avevamo armi per vincere non una battaglia, ma la guerra". Un assalto alle loro "falangi" in via Cavour per isolarli avrebbe cambiato le cose ma "sono stati confusi dal modo in cui funzionano le nostre 'falangi'". Divise, spiega, in batterie da 12, 15, ognuna in tre gruppi di specialisti: c'è chi arma e recupera, chi lancia le armi e chi usa le bombe carta. "Ci muoviamo con grande rapidità e sembriamo meno di quanti in realtà siamo". Parla, dice, "come uno che è in guerra" ma "la guerra l'hanno dichiarata loro". Però "non discuto di politica con due giornalisti". Era, dice, a luglio in val di Susa. E conclude "vi dò una notizia: non è finita".

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