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pubblicato il 04/apr/2011 21:21

Immigrati/ Slitta l'accordo con Tunisi, Berlusconi vede Lega

Premier punta "volontà politica" tunisina, domani ci prova Maroni

Immigrati/ Slitta l'accordo con Tunisi, Berlusconi vede Lega

Tunisi, 4 apr. (askanews) - La "volontà politica" di giungere ad un accordo "è stata espressa fortemente", e il governo transitorio tunisino "si è impegnato in maniera forte sia sul fronte del pattugliamento che su quello dei rimpatri". Tra chi ha partecipato alla missione del governo italiano in Tunisia, la frase sulla "volontà politica" viene ripetuta come un mantra: è questo l'unico incasso di giornata, in attesa di vedere se la commissione bilaterale di funzionari dei ministeri degli Interni di Italia e Tunisia riuscirà a raggiungere un'intesa su quelli che vengono definiti "dettagli tecnici". Ed è questa l'unica novità che per ora Berlusconi può dare ai vertici della Lega, con cui stasera si trova a palazzo Grazioli. Perchè nell'incontro di Silvio Berlusconi e Roberto Maroni con il primo ministro tunisino Beji Kaid Essebsi non si sarebbe entrati nei particolari pratici, a partire dalle risorse a disposizione, dell'accordo che nelle intenzioni del governo dovrebbe riuscire a fermare l'esodo dei migranti e consentire il rimpatrio di quanti sono già arrivati in Italia. Tutto affidato al lavoro dei tecnici, che dovranno verificare se anche sul problema più aggrovigliato, quello dei rimpatri, si concretizzerà "la volontà espressa di sciogliere il nodo", spiegano da palazzo Chigi. Lo scoglio più difficile per il governo di transizione, osservano altre fonti, è proprio far digerire all'opinione pubblica i rimpatri di migliaia di giovani, che tornerebbero ad ingrossare le fila di una disoccupazione già molto elevata. E poi, anche la firma di un accordo non darebbe la garanzia piena: il governo tunisino, spiegano le stesse fonti, potrebbe rivelarsi troppo fragile per riuscire a bloccare davvero l'esodo. L'incontro tra i due premier viene comunque descritto come "molto cordiale", grazie anche alla presenza di Stefania Craxi e ai rapporti che la figlia di Bettino mantiene con la Tunisia. Anche con l'anziano primo ministro tunisino Berlusconi ha cercato un rapporto personale, invocando il buonsenso dei "vecchi saggi". Ma per ora è tutto rinviato a domani, quando si spera che l'annunciato ritorno di Roberto Maroni possa portare alla firma di un'intesa. Anche se si sperava che già oggi si potesse tornare a casa con un accordo siglato, tanto da annunciare una conferenza stampa del premier, poi ridotta a mere dichiarazioni senza la possibilità di domande. Nel suo monologo, Berlusconi ha sottolineato i rapporti di amicizia con la Tunisia, ha offerto sostegno nella fase di transizione alla democrazia, ha riconosciuto che la volontà dei giovani tunisini di "cercare un miglioramento delle condizioni di vita è comprensibile e ovvia". Poi il premier è tornato ad offrire la disponibilità al supporto in termini "di mezzi di terra e di mare" per il pattugliamento delle coste, mentre sul fronte dei rimpatri non si è andati oltre una generica "disponibilità ad esaminare la questione" da parte del governo tunisino al quale Berlusconi ha offerto la "nostra volontà di farli in modo assolutamente civile". Nessun accenno però alle contropartite economiche per la Tunisia. Rinviato l'accordo con la Tunisia, Berlusconi ha provato però a spandere ottimismo sul fronte europeo: al summit italo-francese annunciato per i prossimi giorni, "abbiamo la possibilità di risolvere in modo positivo" il "problema" con gli altri Paesi Ue che chiudono le frontiere ai migranti tunisini che transitano dall'Italia e che "vorrebbero andare in Francia". Per ora l'unica certezza è che "dobbiamo trovare una soluzione", perchè a Lampedusa anche oggi, ha confermato il premier, "sono arrivati altri 800 migranti". Un problema per l'isola, ma anche per i rapporti tra Berlusconi e la Lega, con Umberto Bossi che preme sempre di più per una risposta forte: troppo vicina la scadenza delle amministrative, per un Carroccio che non vuole andare al voto con le tendopoli nel nord. Un atteggiamento, quello leghista, che crea nervosismo nei pidiellini: "Siamo stanchi di subire i diktat di Bossi, anche noi dobbiamo prendere voti", sbotta un dirigente Pdl. Anche questo un problema che Berlusconi dovrà cercare di risolvere.

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