martedì 24 gennaio | 12:28
pubblicato il 24/dic/2013 16:47

Immigrati: sei i Cie in attivita' in attesa delle mosse del Governo

Immigrati: sei i Cie in attivita' in attesa delle mosse del Governo

(ASCA) - Roma, 24 dic - Dalla protesta dei 9 migranti del Cie di Ponte Galeria a Roma, che si sono letteralmente cuciti la bocca con ago e filo, al giornalista e deputato Khalid Chaouki (Pd) che si e' rinchiuso nel centro d'accoglienza di Lampedusa. Negli ultimi giorni i Centri di identificazione ed espulsione nel nostro paese, da sempre al centro di polemiche, hanno dimostrato il loro potenzile ''esplosivo'', come ha sottolineato il vice ministro dell'Interno, Filippo Bubbico. Ma dove e quando nascono questi centri? E, soprattutto, hanno svolto il compito per cui sono stati ideati? Difficile dare una risposta compiuta. Certo e' che i Cie, cosi' denominati con il decreto legge 92/2008, e che hanno preso il posto dei ''Centri di permanenza temporanea ed assistenza'', hanno visto prorogare il termine massimo di permanenza, da 180 giorni a 18 mesi complessivi, provocando subito piu' di un problema anche di tipo umanitario (oltre che giuridico).

In Italia erano originariamente operativi 13 Cie.

Attualmente ne sono in funzione solo 6 (Bari, Caltanissetta, Milano, Roma, Torino e Trapani Milo), a cui si aggiungono i Centri di permanenza temporanea, come quello, ad esempio, di Mineo nel catanese. Secondo il rapporto 'Arcipelago Cie', pubblicato nel maggio 2013 da ''Medici per i diritti umani'' (Medu), nel 2012 nei Cie sono transitate complessivamente 7.944 persone: di queste circa il 50,5%, sono state rimpatriate, 1.049 sono fuggite e 415 sono state dimesse per scadenza dei termini. Solo il 5% del totale degli ospiti Cie, si legge, invece, in una nota di ''Medici senza frontiere'', resta nei centri per 18 mesi. Il restante 95% vive ancora in ''terribili condizioni dove i diritti umani non sono rispettati'', ha commentato Chaouki dall'interno del centro di Lampedusa.

Tutti i dati, non smentiti dal Viminale, indicano che la problematica maggiore e', dunque, quella relativa alle precarie condizioni di vita all'interno delle strutture. A questo proposito si era gia' pronunciata anche la Corte dei Conti che, nel 2003, aveva definito i Cie come ''strutture fatiscenti e con scarsa attenzione ai livelli di sicurezza''.

Il Governo Letta ha annunciato, a piu' riprese, di avere in cantiere un decreto-legge per intervenire sul nodo della questione, come confermato oggi in una intervista dal viceministro dell'Interno, Filippo Bubbico. ''I tempi di permanenza dei migranti nei centri - ha commentato - dovrebbero passare dagli attuali 18 mesi ad un massimo di 60 giorni''. Intanto, dietro le sbarre, si attende e si spera.

red-gc/

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