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pubblicato il 11/feb/2011 15:10

Immigrati/ In aumento arrivi a Lampedusa, Maroni lancia allarme

Effetto crisi Maghreb:oltre mille in 7 giorni, in fuga da Tunisia

Immigrati/ In aumento arrivi a Lampedusa, Maroni lancia allarme

Roma, 11 feb. (askanews) - Le lancette dell'orologio a Lampedusa potrebbero tornare presto indietro nel tempo quando gli sbarchi di immigrati clandestini erano un fatto quotidiano e il loro arrivo in massa metteva a dura prova anche la capienza del centro di accoglienza. L'isola delle Pelagie in questi giorni, ritorna a essere il primo avamposto per i disperati che a bordo di vecchi barconi partono dalle coste del Nord Africa per raggiungere l'Italia. L'allarme immigrazione è scattato già da qualche settimana con la caduta del regime di Ben Alì in Tunisia e la crisi del regime di Mubarak senza considerare le ricadute sulla situazione in tutta l'area del Maghreb e in Libia. I numeri parlano di mille nuovi arrivi in soli sette giorni, via mare, a Lampedusa. Quasi tutti dalla Tunisia (181 solo la scorsa notte). Due barconi con circa due immigrati a bordo sono stati avvistati nel canale di Sicilia e approderanno nelle prossime ore. E' stato lo stesso ministro dell'Interno, Roberto Maroni, a lanciare l'allarme. "Come temevo la grande crisi sociale e politica, del Maghreb, in particolare Tunisia ed Egitto, sta portando una fuga di massa dalla Tunisia verso l'Italia. C'è il rischio di una vera e propria emergenza umanitaria - ha proseguito Maroni - perché stanno arrivando centinaia di persone sulle coste italiane, in fuga da quei paesi". A Lampedusa, dopo la chiusura del Centro di accoglienza, gli immigrati clandestini vengo trasferiti in altre strutture di accoglienza. Se gli arrivi aumenteranno potrebbe rendersi però necessaria la riapertura del centro (contava oltre mille posti). Su questo punto però il ministro Maroni non si è ancora pronunciato. Il titolare del Viminale ha convocato giovedì prossimo un Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza, al quale dovrebbe partecipare anche il ministero degli Esteri, per decidere le "misure più idonee", Maroni ha "chiesto anche il coinvolgimento della Commissione europea, perché gli strumenti necessari per porre rimedio a questa situazione non possono essere messi in campo solo dall'Italia".

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