martedì 24 gennaio | 22:46
pubblicato il 05/ago/2011 17:46

Immigrati/ Braccianti sfruttati in Salento, indaga Dda di Lecce

In sciopero da una settimana, minacciati di morte dai 'caporali'

Immigrati/ Braccianti sfruttati in Salento, indaga Dda di Lecce

Lecce, 5 ago. (askanews) - La Direzione distrettuale antimafia di Lecce ha aperto un'inchiesta sullo sfruttamento degli immigrati nei campi di Nardò, in Salento. Dopo le denunce dei braccianti impiegati nella raccolta di angurie e pomodori, i magistrati vogliono vederci chiaro su presunte minacce ed estorsioni subite dagli extracomunitari in cambio di un posto di lavoro. Il procuratore capo Cataldo Motta ha affidato il fascicolo d'indagine al sostituto Elsa Valeria Mignone. Nel registro degli indagati ci sarebbe già almeno un nome, quello di uno straniero, forse un caporale identificato dalle forze dell'ordine. Le ipotesi di reato sono: estorsione e minacce. L'indagine è scaturita da un'informativa di carabinieri e polizia che hanno raccolto gli esposti di alcuni immigrati. In tanti hanno riferito agli investigatori di 'mazzette' da pagare al caporale per entrare a far parte dei gruppi che ogni giorno vengono organizzati per lavorare nei campi: una sorta di pedaggio da versare per essere trasportati sui campi. Alcuni lavoratori hanno raccontato di aver pagato persino per avere un panino e una bottiglia d'acqua durante l'orario di lavoro. Il caso più grave è stato quello di un 26enne del Camerun, leader della protesta dei migranti, il quale ha denunciato pubblicamente di essere stato minacciato di morte da un uomo che gli consigliava di convincere i compagni di lavoro a mettere fine allo sciopero, che va avanti ormai da una settimana. In alcuni casi i 'caporali' non hanno esitato ad usare i coltelli per rendere più efficaci le loro sollecitazioni. Lo stato di agitazione dei braccianti nel Salento va avanti ormai da una decina di giorni. Gli extracomunitari sono scesi in piazza per protestare contro lo sfruttamento subito e le condizioni di lavoro disagiate. Sotto accusa paghe inferiori rispetto a quelle previste dal contatto provinciale di lavoro per l'agricoltura, contributi non versati all'Inps e contratti non regolari. Non sono mancate denunce di contratti addirittura falsi.

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