giovedì 19 gennaio | 15:09
pubblicato il 16/gen/2014 15:41

Immigrati: associazioni, piu' chiarezza da Governo su dispersi in mare

Immigrati: associazioni, piu' chiarezza da Governo su dispersi in mare

(ASCA) - Roma, 16 gen - ''Sui migranti dispersi nel canale di Sicilia va istituita una commissione d'inchiesta italo-tunisina. Questa commissione dovrebbe essere formata dai rappresentanti non solo dei rispettivi Governi, ma anche delle famiglie e della societa' civile. E vanno realizzati sistemi di soccorso comuni tra le due sponde del Mediterraneo.'' A parlare cosi' e' Messaoud Romdhani, membro fondatore del Forum tunisino per i diritti economici e sociali, una delle piu' importanti reti della societa' civile tunisina, nonche' vicepresidente della Lega tunisina per i diritti umani, che ha partecipato oggi a una conferenza stampa promossa da Cnca, 'Un ponte per', Caritas Italiana e Cgil.

L'incontro, hanno spiegato gli orgazzitori, ha inteso porre all'attenzione del Governo italiano una questione di umanita' prima ancora che politica: perche' l'Italia non fornisce alle famiglie dei dispersi e alle associazioni tunisine che le sostengono le informazioni di cui dispone sulle persone scomparse nel tentativo di giungere nel nostro paese via mare? Il Ftdes stima i dispersi nel solo 2011 in circa 1.300-1.500 (300 sono i nomi forniti dalle famiglie stesse), uomini, donne, bambini di cui i loro familiari non sanno piu' niente. Una condizione di sofferenza e di angoscia a cui le istituzioni dovrebbero dare una risposta, per quanto in loro potere. La conferenza stampa e' stata anche l'occasione per contestare sia la politica per i migranti dell'Unione europea sia la legge Bossi-Fini, ambedue approcci di carattere difensivo, tesi a contenere e reprimere piuttosto che a integrare e valorizzare. ''Voglio difendere una politica migratoria diversa, umana'', ha continuato Romdhani. ''Oggi notiamo che, nonostante l'indurimento della politica migratoria europea, nonostante Frontex e l'intolleranza verso il diritto all'asilo, sempre piu' persone prendono il mare, rischiando la vita. Da qui la necessita' di un'altra politica, della cooperazione tra i paesi del Sud e del Nord del Mediterraneo che condividono lo stesso spazio, uno spazio dove ci sono sempre stati scambi economici e culturali, ma anche umani.

Sui respingimenti e le espulsioni, poi, ricordo ai nostri amici italiani che in Tunisia non e' previsto il diritto di asilo. Noi, societa' civile tunisina, lottiamo per questo diritto. Di conseguenza, la Tunisia non puo' assicurare - per il momento - la protezione delle persone considerate in uno stato di pericolo nel loro paese di origine''. red-gc/

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