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pubblicato il 29/nov/2012 21:58

Ilva/ No al dissequestro dei prodotti Ilva, a casa 2.500 operai

Conseguenze "drammatiche" no Gip. A catena fermi altri impianti

Roma, 12 dic. (askanews) - A causa del no al dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati dell'Ilva di Taranto che è arrivato dal gip 1.400 operai sono senza lavoro ma non solo, "a catena" si fermeranno altri impianti Ilva e la ricaduta occupazionale in totale riguarderà 2.500 lavoratori: a dirlo è l'Ilva in una nota. "Mancando la disponibilità di prodotti finiti e semilavorati (quali coils neri, lamiere e bramme) verrà del tutto interrotta la lavorazione verticalizzata a Taranto e negli altri stabilimenti ILVA e sarà necessario ricostituire da zero un nuovo parco prodotti lavorati e semilavorati", avverte l'Ilva. E "da ora e a cascata per le prossime settimane circa 1.400 dipendenti, appartenenti prevalentemente alle aree della laminazione a freddo, tubifici e servizi correlati, rimarranno senza lavoro. Il numero di questi lavoratori si andrà a sommare ai già 1.200 dipendenti attualmente in cassa Integrazione per le cause già note quali la situazione di mercato e le conseguenze del tornado che ha investito lo stabilimento di Taranto lo scorso 28 novembre. Ma "non solo Si fermeranno poi a catena gli impianti ILVA di Novi Ligure, Genova Racconigi e Salerno, dell'Hellenic Steel di Salonicco, della Tunisacier di Tunisi e di diversi stabilimenti presenti in Francia nonchè tutti i centri di servizio Ilva, quali Torino MIlano e Padova, nonchè gli impianti marittimi di Marghera e Genova". E "tutto ciò comporterà, in attesa di ricostituire la scorta minima per la ripresa dei processi produttivi, una ricaduta occupazionale che coinvolgerà un totale di circa 2500 addetti". Le ripercussioni maggiori - sottolinea l'azienda - si avranno a Genova e Novi Ligure dove nell'arco di pochi giorni da oggi, saranno coinvolte circa 1.500 persone (1.000 su Genova e 500 su Novi Ligure). Il gip del tribunale di Taranto ha emesso un'ordinanza con cui ha respinto la richiesta dell'Ilva di dissequestro del prodotto finito e semi-lavorato realizzato nel corso dei quattro mesi in cui gli impianti dell'area a caldo erano sotto sequestro e la proprietà non aveva alcuna facoltà d'uso ed autorizzazione a produrre. Anche la procura ionica, nei giorni scorsi aveva espresso parere negativo in quanto il prodotto stoccato sulle banchine, circa un milione e settecento mila tonnellate di acciaio, è provento di reato.

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