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pubblicato il 03/ott/2011 17:41

Il giorno del verdetto per Amanda e Sollecito, lei: innocente

Stephanie Kercher su Meredith: "Mia sorella quasi dimenticata"

Il giorno del verdetto per Amanda e Sollecito, lei: innocente

Roma, 3 ott. (askanews) - Amanda al processo Meredith: sono innocente. "Io voglio tornare a casa, alla mia vita. Io non voglio essere punita, privata della mia vita e del mio futuro per qualcosa che non ho fatto. Perché io sono innocente". Lo ha ribadito, visibilmente commossa e con la voce a tratti tremante, Amanda Knox, davanti ai giudici della Corte d'Appello di Perugia. "Noi (riferendosi anche a Raffeale Sollecito, ndr) meritiamo la libertà perché non abbiamo mai fatto qualcosa per non meritarla", ha aggiunto durante la dichiarazione spontanea la studentessa di Seattle condannata in primo grado a 26 anni di carcere per l'omicidio di Meredith Kercher. La ragazza di Seattle ha denunciato: "Sono stata manipolata dalle forze dell'ordine" "Quattro anni fa ho perso un'amica", così Amanda, con la voce tremante, a tratti interrotta da lacrime e silenzi in cui sembrava non riuscire a parlare. "Molti hanno affermato che io sono una persona diversa da come sembra che non si capisce chi sono - ha proseguito - io sono la stessa persona che ero quattro anni fa. Ciò che mi distingue, è quello che ho sofferto in questi quattro anni: io ho perso un'amica nel modo più brutale, inspiegabile. In quattro anni la mia assoluta fiducia nella polizia è stata tradita. Ho dovuto affrontare accuse ingiuste. Ho pagato con la mia vita per cose che non ho commesso". "Non conoscevo Rudy - ha ribadito Amanda - non era una persona con cui io avevo qualche tipo di contatto. Non ho mai fatto le cose che loro dicono che avrei fatto. Meredith è stata uccisa nella nostra casa, avevo paura che se ci fossi stata, sarei stata uccisa anche io. Con Meredith avevamo un'amicizia. Condividevo con lei la mia vita, lei era sempre gentile. Meredith è stata uccisa e io ho sempre voluto giustizia per lei. Io non fuggo dalla verità e non sono mai fuggita. Io insisto - ha concluso giungendo le mani - per la verità, io insisto, dopo 4 anni disperati, sulla mia, sulla nostra innocenza perché è vera". SOLLECITO: NON HO MAI FATTO DEL MALE A NESSUNO Prima di lei ha preso la parola Raffaele Sollecito: "Non ho mai fatto male a nessuno. Mai in tutta la mia vita". Così il 27enne, visibilmente emozionato, ha detto prendendo la parola per le dichiarazioni spontanee. "Sono molto teso - ha esordito lo studente pugliese - Mi piacerebbe riuscire a esprimere tutto quello che sto soffrendo da quattro anni". "La mia figura è stata distorta", ha continuato Sollecito. "E' talmente grande quello che è accaduto che non esiste una dichiarazione che possa racchiudere tutto, è un'accusa talmente estranea che ho sempre pensato si sarebbe esaurita e si sarebbe chiarito tutto quanto nel giro di pochi giorni, ma così non è stato e ho dovuto sopportare così di vivere in un incubo ogni giorno", ha detto rivolgendosi ai giudici. "Io non ho mai accusato Amanda, come invece l'accusa ha ribadito più volte in questa aula. Né ho mai accusato o parlato di Rudy Guede" - ha continuato Raffaele Sollecito - "che non conoscevo né di nome né di viso e quindi non avevo nessun interesse a tirare in ballo. Conosco più la corte che ho visto in 15 sedute che il ragazzo ivoriano". "Sono passati anni - ha continuato Raffaele - in cui la pubblica accusa mi ha definito il fidanzato o l'ex fidanzato di Amanda che uccide per niente. Che prende ordini e viene plagiato dalla Venere in pelliccia. La mia figura è stata distorta e per me, per questo signor Nessuno è stato chiesto il carcere a vita o addirittura la pena di morte". Ma - ha sottolineato - "ogni giorno in carcere è già una morte". Sollecito ha mostrato il braccialetto con la scritta "Amanda e Raffaele liberi", che non si è mai tolto in attesa della sentenza di oggi, e rivolto ai giudici della corte ha detto: "Vorrei lasciarvi un piccolo omaggio questo braccialetto che porto al polso, su cui c'è scritto 'Amanda e Raffaele liberi'. Non l'ho mai tolto dal polso, me l'hanno regalato. E' un po ingiallito. Penso ora sia arrivato il momento di toglierlo". E ha spiegato: "E' un concentrato di diverse emozioni: il desiderio di giustizia, gli sforzi, il cammino fatto in questo tunnel oscuro verso una luce, c'è desiderio di libertà e un po l'affetto e la tenerezza che io e Amanda ci siamo mostrati da quando ci siamo conosciuti. Ora penso che questo braccialetto appartenga in qualche modo alla storia e al passato, rappresenta il passato. Spero che ci sia per me e Amanda un nuovo futuro e nuove speranze, che penso meritiamo". LA FAMIGLIA DI MEREDITH "Mia sorella è stata quasi dimenticata": è Stephanie Kercher a parlare, mentre i giudici della corte di Assise d'Appello sono riuniti in camera di consiglio. La famiglia Kercher è infatti a Perugia, in attesa della sentenza. "Speriamo che si possa per lei trovare verità e giustizia. E' per questo che siamo qui oggi", Ha aggiunto Stephanie. SENTENZA ATTESA IN SERATA Dopo le due dichiarazioni spontanee di Raffaele Sollecito e Amanda Knox la Corte si è riunita in Camera di Consiglio e il presidente della Corte d'Assise d'Appello di Perugia, Claudio Pratillo Hellmann, ha annunciato che la sentenza sull'omicidio di Meredith Kercher non arriverà prima di stasera alle 20. Pratillo Hellmann, rivolgendosi ai giornalisti e a gli operatori presenti al processo, ha detto: "Questa non è un partita di pallone, non ci si divide in fazioni. Chiedo silenzio e rispetto quando sarà emessa la sentenza. Secondo alcune indiscrezioni, la corte ha ordinato la cena. A Seattle, città natale di Amanda Knox è stata organizzata una veglia in attesa del verdetto presso un Hotel di Seattle dall'associazione "Friends of Amanda" un gruppo composto da amici della famiglia Knox, medici legali e avocati. Siamo all'atto finale a Perugia per il processo d'appello per l'omicidio di Meredith Kercher. In aula Amanda Knox e Raffaele Sollecito, condannati in primo grado per il delitto (insieme a Rudy Guede, a 16 anni) rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Prima delle due dichiarazioni spontanee, aveva parlato l'avvocato Luciano Ghirga, che difende Amanda Knox. Dalle 5 di questa mattina fotografi e operatori hanno iniziato la loro lunga attesa in Piazza Matteotti a Perugia, sede della Corte d'Appello. Gli accrediti hanno superato le 500 unità; alberghi pieni nel centro storico. Moltissimi i giornalisti americani, accorsi per raccontare il destino della loro connazionale Amanda Knox. La studentessa di Seattle e Raffaele Sollecito si trovano in carcere dal 6 novembre del 2007, 4 giorni dopo la scoperta, nella casa di via della Pergola, del corpo privo di vita Meredith. E ora, dopo 1448 giorni di prigione, sperano.

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