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pubblicato il 19/feb/2013 18:40

Ifil-Exor: difesa di Gabetti e Grande Stevens, il fatto non sussiste

(ASCA) - Torino, 19 feb - E' attesa per giovedi' prossimo la sentenza d'appello per il processo Ifil-Exor che vede come imputati Franzo Grande Stevens, legale della famiglia Agnelli, e Gianluigi Gabetti, presidente d'onore di Exor, sull'operazione di equity swap che nel 2005 consenti' a Ifil (oggi Exor ) di mantenere il controllo sulla Fiat senza ricorrere a un'opa e in particolare sul comunicato del 24 agosto 2005 che pur confermando l'intenzione di Ifil di rimanere azionista di riferimento, smenti' l'esistenza di studi o iniziative sul titolo del Lingotto. Prima che il 21 febbraio la Corte d'Appello di Torino si riunisca in camera di consiglio, e' prevista una dichiarazione da parte di Grande Stevens e di Gabetti che in primo grado erano stati assolti dall'accusa di agiotaggio informativo. Oggi i legali della difesa hanno chiesto l'assoluzione di entrambi i manager ''perche' il fatto non sussiste e non costituisce reato''. Secondo il pg Giancarlo Avenati Bassi invece gli imputati agirono ''di nascosto al fine di far realizzare realizzare plusvalenze alla societa'''. L'avvocato Franco Coppi ha pero' sostenuto che ''il comunicato (del 24 agosto, ndr) era vero e assolutamente corretto''. Non c'era infatti la sicurezza a quella data che l'operazione di equity swap, nata come semplice operazione puramente finanziaria con la societa' lussemburghese del gruppo Agnelli, Exor, e poi trasformata in un'operazione di consegna titoli alla stessa Ifil, andasse in porto. Ifil aveva poi in mano un'altra possibilita', vale a dire quella di esercitare il suo diritto di opzione allo scadere del prestito convertendo con le banche previsto a settembre e che avrebbe messo la holding finanziaria in una posizione di minoranza . C'erano inoltre altre due ''incertezze'' ha proseguito Coppi che se rivelate avrebbero solo creato confusione nel mercato: l'operazione e il necessario investimento dovevano essere approvati dalla famiglia Agnelli, mentre Merrill Lynch non aveva ancora perfezionato il suo contratto di consegna dei titoli. A cio' si aggiunge il fatto che Franzo Grande Stevens, legale degli Agnelli, non aveva ancora ricevuto la risposta della Consob, sul rischio di dover comunque procedere a un'Opa totalitaria sulla Fiat, qualora l'Ifil diluita attorno al 22% per effetto del convertendo sarebbe tornata sopra il 30% grazie all'equity swap con Merrill Lynch. In ogni caso, ha sottolineato Coppi, la notizia fornita dal comunicato ''non era idonea a influire'' sul titolo Fiat, che ''non era contendibile'' alla luce della volonta' Ifil di rimanere azionista di ''riferimento'' e quindi di controllo. Una ricostruzione su cui comunque Avenati Bassi ha replicato: ''il mercato non va rassicurato, ma informato, perche' rassicurare, se c'e' una tempesta in corso su un titolo azionario, vuol dire alterarlo''. Nel giugno scorso la V Sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con cui il Tribunale di Torino aveva assolto Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti. Mentre per Virgilio Marrone, fu confermata l'assoluzione.

eg/mar/rl

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