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pubblicato il 30/ago/2013 19:07

Giochi: 'Mettiamoci in gioco', sdegnati da sanatoria per concessionari

Giochi: 'Mettiamoci in gioco', sdegnati da sanatoria per concessionari

(ASCA) - Roma, 30 ago - ''Intendiamo esprimere profondo sdegno e viva preoccupazione in merito a questa scellerata scelta, che verra' purtroppo attuata dall'Esecutivo, in merito all'annunciata questione della sanatoria delle penali ai Concessionari. Ancora una volta le potenti Lobby hanno purtroppo condizionato l'azione politica del Governo in materia di gioco d'azzardo''. Cosi' Don Armando Zappolini, portavoce della Campagna nazionale ''Mettiamoci in gioco''- promossa da Acli, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci, Auser, avviso pubblico, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Federconsumatori, FeDerSerD, fict, fitel, Fondazione Pime, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Shaker pensieri senza dimora, Uisp - all'indomani della scelta del Consiglio dei Ministri in merito al condono sulle maxi penali elevate ai Concessionari del gioco d'azzardo. ''Si tratta - prosegue Don Zappolini - di una delle pagine piu' tristi che in questi anni hanno interessato il rapporto tra filiera del gioco e politica. A tal proposito e' doveroso ricordare che, un'indagine della Magistratura contabile, quantifico' in 136mila le slot che non avevano trasmesso i dati in remoto ai Monopoli di Stato per un periodo ragguardevole di tempo; dati che, se trasmessi correttamente, avrebbero consentito una chiara tassazione sulle somme incassate dalla pratica del gioco. Cosi' come previsto da contratto, le aziende rischiarono una sanzione complessiva che inizialmente venne stimata in 98 miliardi di euro''.

''La Corte dei Conti - ricorda Zappolini - non si limito' a giudicare solo e soltanto gli operatori, ma chiese un risarcimento anche ai Monopoli di Stato, individuando nelle figure di alcuni dirigenti, i diretti responsabili del danno, poiche' rei di non aver applicato la revoca delle concessioni agli operatori stessi. Purtroppo, nel tempo e nei dibattimenti che ne seguirono, come nella migliore tradizione italiana, le sanzione attese furono drasticamente ridotte fino a giungere ad una richiesta di 800 milioni di euro''.

''Oggi, in una fase drammatica per l'economia e le famiglie come quella attuale - sottolina Don Armando - prendiamo atto che il Governo preferisce agevolare gli interessi del comparto del gioco, riducendo le penali a 600 milioni di euro, anziche' attuare politiche di rigore e rispetto delle regole nei confronti di un fenomeno, quello del gioco, che oltre ad ingrassare le casse della malavita organizzata, sta sempre e di piu' mettendo in pericolo la tenuta del tessuto sociale dei territori''.

red/sam/

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