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pubblicato il 11/mar/2011 15:53

Giappone/ Esperto: da noi sarebbe crollato tutto,anche monumenti

"Loro usano isolatori e materiali hi-tech, qui manca prevenzione"

Giappone/ Esperto: da noi sarebbe crollato tutto,anche monumenti

Roma, 11 mar. (askanews) - Premesso che "un terremoto del genere è praticamente impossibile che si verifichi nel nostro paese", se l'Italia fosse stata colpita da un sisma con magnitudo 8.9 "sarebbe crollato tutto, abitazioni e monumenti. Forse solo le nuove abitazioni costruite all'Aquila sarebbero rimaste in piedi". Lo dice all'agenzia TMNews Giandomenico Ciafani, ricercatore all'Istituto per le Tecnologie della Costruzione-CNR dell'Aquila. Gran parte del Giappone sembra però abbia resistito alla scossa e questo perchè "lì subiscono da sempre terremoti molto forti e molto frequenti e si sono adeguati nelle costruzioni, utilizzando isolatori sismici e materiali di alta qualità. Tra l'altro quel paese, come gli Stati uniti, non ha mai avuto il problema di preservare l'edilizia storica. In Giappone fino a qualche decennio fa avevano case di legno o quasi di carta ed è stato più semplice affrontare il problema. Non avevano quasi nulla da mantenere", spiega Cifani. "Il problema italiano invece è proprio l'edilizia storica, un patrimonio culturale che non si può buttare giù e ricostruire. Inoltre - prosegue l'esperto - la gran parte degli edifici in cui viviamo, quelli costruiti dagli anni '50 ai '70, sono stati fatti secondo norme che all'epoca non erano state sviluppate sufficientemente e c'era anche poco controllo sulla qualità dei materiali". "Dal 2008, però, anche l'Italia si è dotata di nuove norme che garantiscono la massima sicurezza in materia di edilizia in aree a rischio terremoti, essendo la Penisola stata classificata tutta come 'zona sismica'. Da noi il problema rimane la prevenzione, cioè adeguarsi in tempo alle nuove direttive. Nessun governo lo ha mai fatto, servirebbe a salvaguardare vite umane, preservare il patrimonio storico-architettonico e risparmiare molti soldi. Con i fondi spesi per la ricostruzione dell'Aquila ad esempio - conclude Cifani - si sarebbe potuto mettere in sicurezza la metà delle costruzioni in zone a rischio sismico".

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