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pubblicato il 17/feb/2014 16:37

Fotografia: Aniello Barone il suo 'Archivio' e la Ruota degli Esposti

Fotografia: Aniello Barone il suo 'Archivio' e la Ruota degli Esposti

(ASCA) - Roma, 17 feb - Gli 'esposti' questa volta sono i bambini, spesso illegittimi, abbandonati, ai quali uno dei piu' grandi brefotrofi d'Europa, ha dato un nome, un'identita' e ha garantito la loro educazione fino all'adozione o alla maggiore eta'. Adesso, Aniello Barone, fotografo, di rara sensibilita', espone alla Galleria Doozo il suo 'Archivio': e' questo il nome della exibition di una serie di 15 immagini in bianco e nero, in mostra per la prima volta lo scorso dicembre nella antologica di Barone al Teatro Due di Parma (a cura di Paolo Barbaro, catalogo Skira) e realizzate nel 2008 durante una ricerca sui documenti dell'Archivio Storico della Real Casa Santa dell'Annunziata di Napoli. Si tratta di uno dei piu' grandi brefotrofi d'Europa, fondato nella prima meta' del XIV secolo e attivo fino alla meta' del secolo scorso. Accanto ai dettagli delle carte dei registri d'archivio, alcuni oggetti denominati cartule, appartenuti ai neonati immessi nella Ruota degli Esposti. Sono medagliette spezzate a meta', grani di rosario, brandelli di vestiti e pezzi di stoffa cuciti ai fogli dai funzionari che registravano i neonati. Questi oggetti sono doppiamente simboli: anelito di ricongiungimento per i genitori che, costretti dalle misere condizioni economiche, abbandonavano i figli nella speranza di riconoscerli e ritrovarli in un secondo momento, e simboli per chi, come Barone, li osserva in modo attento, frammenti che lasciano emergere storie dimenticate e vite lontane, che vengono riportate alla luce, documentate come memento di rispetto per l'uomo.

E' una storia antica, che sembrerebbe inattuale, ma e' ancora cronaca odierna: in Cina hanno istituito un ricovero in strada, completo di culla, coperte, riscaldamento e pulsante per avvisare gli ospedali (il primo a Nanchino, il 10 dicembre 2013).

La macchina fotografica in questo caso crea, tra le mani sapienti di Aniello Barone, una potente rete di rimandi. Come un fotografo ritrattista della seconda meta' dell'800 che nell'immaginario collettivo fissava ''i fantasmi'' delle persone sulle lastre, Barone incarna lo sciamano che anima gli oggetti portatori di storie.

Di raffinata bellezza, le sue fotografie trasfigurano i miseri oggetti, scoloriti dal tempo, in gioielli densi di significato, attraverso l'uso ravvicinato dell'obiettivo e di una larga scala di grigi con cui ''legge'' il bianco e nero delle macchie di inchiostro, i segni calligrafici, le arricciature delle stoffe e delle carte, mette in forma le piegature di fogli che diventano campiture geometriche di diversa intensita' luminosa.

Aniello Barone e' nato a Napoli nel 1965. Dopo la laurea in sociologia, si e' dedicato allo studio della fotografia, in particolare allo studio del paesaggio urbano delle periferie e al tema dell'immigrazione ad esso connesso.

La sua ricerca parte sempre da un forte interesse sui temi storici e antropologici, per assumere poi una connotazione personale ed emotiva di attenzione verso l'uomo. I suoi scatti raccontano storie, che non sono mai mera cronaca o documentario, ma trasformano gli oggetti, i luoghi, le persone con uno sguardo lirico, attento alla valenza simbolica dei temi rappresentati. Frutto di tanti anni di ricerca sono i libri Sahrawi. la terra sospesa, edito da Electa Napoli (2001); La comunita' accanto, Federico Morra, Napoli (2001): fotografie in cui viene presa in esame la condizione degli immigrati asiatici, africani, sudamericani e dell'est europeo in Campania. Ma ci sono anche: Detta Innominata, Peliti Associati, Roma (2006), un viaggio nella periferia postindustriale napoletana, e molti altri lavori di anni e anni di ricerca, come quelle sui riti animisti degli Igbo in Italia, o quelle scattate dopo la cacciata della comunita' Rom dalle loro case. La mostra 'Archivio' viene inaugurata il 20 febbraio e fino al 30 maggio sara' a Roma.

Da alcuni anni Barone insegna fotografia all'Accademia di Belle Arti di Napoli. com-ram

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