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pubblicato il 28/giu/2011 15:20

Fortugno/ A 6 anni dall'omicidio, spunta una nuova informativa

I legali di esecutori e mandanti chiedono di riaprire il processo

Fortugno/ A 6 anni dall'omicidio, spunta una nuova informativa

Reggio Calabria, 28 giu. (askanews) - C'è un'informativa della squadra mobile di Reggio Calabra, nel caso dell'omicidio Fortugno, su cui gli imputati puntano molto; un'informativa che non è comparsa fin qui negli atti processuali. "Da lunedì in poi ridiamo". "Zio, da martedì in poi ti conserviamo tutti i giornali e te li mandiamo tutti in... in una volta". E' la sera del 13 ottobre 2005 quando Salvatore Tuscano e Antonino Sinicropi, lo dicono al boss Mico Libri, che li riceve nella sua abitazione di Prato, dove sconta gli arresti domiciliari. Ad intercettare i loro dialoghi ci sono i poliziotti della sezione criminalità organizzata della Questura di Reggio Calabria. Tre giorni dopo, il 16 ottobre, all'interno di un seggio costituito per le primarie dell'Unione, a Locri, viene ammazzato il vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Un omicidio eccellente che, come annunciato dai fedelissimi del boss, porterà lo sconquasso nella regione. Il dialogo è interamente riportato nell'informativa che, il 1 dicembre 2005, il dirigente della Squadra mobile reggina, Salvatore Arena, inviò al sostituto procuratore Roberta Nunnari e che il successivo 2 dicembre, fu trasmessa al pm del caso Fortugno, Giuseppe Creazzo. Ed è proprio questo rapporto, riemerso misteriosamente sei anni dopo la sua redazione, a riaccendere i riflettori sul caso. I nuovi dati hanno già messo in moto la commissione antimafia che, in un'interrogazione parlamentare, chiede perché la notizia di un così clamoroso annuncio non venne utilizzata e perché non s'intervenne per impedire l'omicidio del politico calabrese. Ora si muovono gli avvocati di Alessandro e Giuseppe Marcianò, ritenuti i mandanti del delitto, e di Domenico Audino e Salvatore Ritorto, gli esecutori, già condannati in primo e secondo grado all'ergastolo per la morte del vicepresidente del consiglio regionale. Una sentenza, che lontana dall'indicare il livello superiore dei mandanti sempre invocato dalla vedova di Fortugno, motiva l'omicidio col rancore provato da Alessandro Marcianò, caposala dell'ospedale di Locri, verso Fortugno "reo" di essere stato eletto al posto di Domenico Crea, di cui il caposala era grande elettore, che, comunque, non è mai stato coinvolto nell'inchiesta. (segue)

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