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pubblicato il 17/lug/2013 18:07

Fonsai: famiglia Ligresti agli arresti. Il Pm, spaccato inquietante

(ASCA) - Torino, 16 lug - Quando gli uomini della Guardia di Finanza hanno suonato questa mattina alla sua abitazione milanese, Salvatore Ligresti ''e' sembrato sorpreso'', riferiscono gli inquirenti. A vent'anni da Tangentopoli l'ingegnere di Paterno' torna agli arresti, sia pure domiciliari, per una svolta sulle indagini in corso da piu' di un anno e condotte dalla Procura di Torino sui bilanci Fonsai.

Il Gip di Torino ha autorizzato l'emissioni di sette ordini di custodia cautelare che colpiscono in primo luogo tutta la famiglia Ligresti impegnata nelle societa' del gruppo, il patriarca Salvatore, appunto, e i figli Lionella, arrestata a Costa Rey dove era in vacanza e ora nel carcere di Cagliari, Giulia Maria, portata a Vercelli, e Paolo, che residente a Lugano si e' pero' reso irreperibile. Provvedimenti che hanno riguardato anche i top manager del gruppo, l'ex ad di lungo corso Fausto Marchionni, agli arresti domiciliari in un'abitazione tra le montagne del Cuneese, il suo successore Emanuele Erbetta, in carcere a Novara e il vicepresidente e componente del comitato esecutivo Antonio Talarico, anche lui ai domiciliari. C'e' pericolo di fuga, ha sottolineato il procuratore aggiunto Vittorio Nesi che assieme al sostituto Mrco Gianoglio sta conducendo le indagini, anche in relazione agli spostamenti e alla facilita' con cui la famiglia si muove all'estero. Una motivazione confermata, secondo gli inquirenti, anche dall'indisponibilita' di Ligresti junior a rientrare in Italia: ''Ci sono convenzioni internazionali e ci sono possibilita' di soluzione ragionevoli di queste situazioni'', osserva comunque Nessi. C'e' pericolo di reiterazione dei reati, perche' secondo i pm, la famiglia Ligresti e' ancora inserita in una ''galassia societaria'' con interessi in societa' immobiliari. C'e' pericolo di inquinamento delle prove, in particolare per Emanuele Erbetta i cui interventi nei confronti dei consulenti del gruppo chiamati a testimoniare ''hanno destato allarme e preoccupazione'', ha sottolineato Nessi.

Accanto ai sette provvedimenti cautelari oggi e' stata anche perquisita l'abitazione di Piergiorgio Bedogni preposto al bilancio incriminato, quello del 2010. Le ipotesi di reato riguardano il falso in bilancio, false comunicazioni sociali, aggravate dal danno creato a un gran numero di piccoli azionisti, 12mila, e aggiotaggio informativo. ''Emerge uno spaccato abbastanza inquietante - ha commentato il procuratore aggiunto - un uso strumentale di una societa' di assicurazione importante e molto conosciuta piegata a interessi di una parte dell'azionariato, e direi dell'azionariato che contava, all'interno della compagnia'', vale a dire la famiglia Ligresti.

Al centro dell'indagine su Fonsai e i suoi azionsiti l'occultamento di un buco da 600 milioni creato nella riserva sinistri che ha liberato liquidita' e ha consentito la distribuzione di dividendi innanzituto ai soci di riferimento.

Fripulendo i con ti anche in vista del previsto aumento di capitale. E poi le operazioni immobiliari infragruppo.

L'indagine, ha ricordato il comandante provinciale di Torino della Guardia di Finanza , il generale Giuseppe Gerli, parte da una segnalazione Consob dell'aprile 2012 che raccoglie due rilievi, uno dell'allora Isvap (oggi Ivass) isituto di vigilanza sulle assicurazioni, che segnalava come la Fonsai avesse sottovalutato le riserve sinistri e che queste necessitassero di una iniezione di liquidita' di almeno 450 milioni. Il secondo del fondo Amber, socio Fonsai al 2%, che punta invece il dito sulle ''operazioni a parti correlate'', ovvero tra societa' immobiliari di Ligresti e il gruppo Fonsai. Tra le piu' eclatanti, la cessione di Atahotel, strutturalmente in perdita, pagata a prezzi superiori ai valori di mercato. E poi le superconsulenze al Ingegnere Ligresti presidente onorario della societa', per 40 milioni, o alla sua famiglia per operazioni di marketing. ''L'effetto di questa gestione - commenta Nessi - e' stata la perdita di credibilita' della compagnia e il tradimento nei confronti dei piccoli azionisti le cui posizioni venivano sottomesse ad altri interessi''. ''I piccoli azionisti - aggiunge - si sono trovati a sottoscrivere il primo aumento di capitale e poi a perdere l'investimento e quindi a non essere in grado di sottoscrivere i successivi aumenti di capitale''. Il danno patrimoniale complessivo determinato dal deprezzamento del titolo, una volta scoperchiata la pentola, e' stato valutato in 300 milioni di euro. In questa vicenda il ruolo dell'Isvap non viene considerato esemplare: ''L'impressione - dice Nessi - e' che l'ispezione su Fondiaria sia avvenuta con un certo ritardo'', cosi' come sul problema della governance, rispetto alle anomalie (le operazioni immobiliari) che emergevano.

''Non si puo' dire che non sia stato fatto niente - osserva il magistrato - ma il sistema ha reagito con una certa lentezza''.

Ora per tutelare i consumatori non sara' possibile procedere a un sequestro conservativo, ha spiegato il procuratore aggiunto, ma si sta valutando un sequestro equivalente finalizzato alla confisca di detrminati beni che possono aver contribuito al reato: '' Questo - ha detto Nessi - e' un profilo doveroso che deve essere esaminato''.

eg/mar/ss

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