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pubblicato il 24/mag/2011 20:36

Edoardo Costa indagato per truffa, "fondò onlus a scopo immagine"

Dei 650 mila euro raccolti dalla onlus solo 83 mila in progetti

Edoardo Costa indagato per truffa, "fondò onlus a scopo immagine"

Milano, 24 mag. (askanews) - La beneficenza come una maschera dietro cui si sarebbe celata un'attività commerciale. Questa in sostanza l'accusa che emerge dall'avviso di conclusioni indagini emesso dal pubblico ministero di Milano Bruna Albertini nei confronti dell'attore Edoardo Costa, indagato per truffa, appropriazione indebita, falso ideologico e materiale e uso di atto falso. L'ipotesi è che l'attore abbia utilizzato la Ciak construction intelligence association kids - onlus da lui fondata, "al solo scopo di dare visibilità al proprio nome e alla propria immagine". L'inchiesta condotta dalla procura era nata in seguito a due servizi mandati in onda da "Striscia la notizia" e "Italian job" che riportavano testimonianze incerte sull'effettività dei progetti promossi dalla onlus. Indizi, da cui i militari della Guardia di Finanza hanno iniziato gli accertamenti. In particolare sono stati passati al setaccio i documenti relativi a tre progetti: "Respiro del mondo 3" che doveva essere in favore dei bambini del Kenya, "Respiro del mondo 4" rivolto ai bambini di una favela di Rio de Janeiro e "Respiro del mondo 5" per un ospedale di Kabul. Per sensibilizzare le coscienze in merito ai progetti in questione, erano stati realizzati dei libri fotografici e un calendario dai costi molto elevati. Secondo gli accertamenti svolti nel corso delle indagini però dei 650 mila euro raccolti (la cifra è in difetto perché alcuni pagamenti sono avvenuti in contanti) solo 83 mila sarebbero stati ripartiti in 2 progetti. Non solo. 60 mila euro di questi sarebbero entrati nelle casse delle iniziative benefiche solo in seguito ad un primo clamore mediatico che era nato intorno alla vicenda. La onlus aveva sede in un immobile che ospita altre società che farebbero riferimento a Edoardo Costa e, secondo le indagini, paradossalmente era l'unica a cui erano addebitate le spese di affitto. Dall'analisi delle carte attinenti alle entrate e uscite della società è emerso poi che la carta della onlus sarebbe stata utilizzata per un pagamento in un negozio di tatuaggi all'estero.

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