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pubblicato il 16/ott/2013 19:55

Editoria: I(r)rispettabili, genesi e cura del consenso sociale a mafie

(ASCA) - Roma, 16 ott - Perche' esiste un radicato consenso sociale alle mafie, perche' il presunto aspetto solidaristico delle organizzazioni criminali sembra prevalere sul tratto violento e come e' possibile che si arrivi a considerare, sul territorio, le mafie quasi come una presenza salvifica. E' quanto prova, con successo, a spiegare, in un percorso che, per capitoli cosi' denominati, traccia anamnesi, diagnosi e terapia, il libro ''I(r)rispettabili - Il consenso sociale alle mafie'' (Rubbettino editore), di Alfredo Mantovano e Domenico Airoma, presentato oggi nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio. Introducendo il lavoro ''del collega'' Mantovano e di Airoma, il Questore della Camera, magistrato, Stefano Dambruoso, ha evidenziato come questo consenso sia visibile solo paragonando ''il funerale di un terrorista con quello di un mafioso'' o pensando a come si possa leggere quale ''ulteriore radicamento sul territorio'' una sorta di ''attivita' di previdenza sociale'' delle mafie laddove, in periodo di crisi, garantiscono addirittura ''l'assunzione di dipendenti in aziende da loro controllate''. In un dibattito moderato dalla giornalista Monica Maggioni, il comandante generale dell'arma dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, ha parlato ''non di un romanzo ma di un libro che analizza, esamina, spiega e individua delle soluzioni, con il merito grandissimo di saper fotografare la realta' di un fenomeno criminale tra i piu' odiosi, pervasivi e violenti, ostacolo allo sviluppo civile ed economico con l'elemento caratterizzante del consenso sociale, una chiusura a ricchio a tutela degli oppressori''. La sollecitazione degli autori va per Gallitelli nella direzione di dover necessariamente lavorare sui giovani, per far comprendere ''cio' che e' bene da cio' che e' male'' in un messaggio dell'etica della responsabilita' che punti con fiducia ''a far riconoscere l'uomo morale che e' in noi''. Anche per il capo della Polizia, Alessandro Pansa, la terapia va nella direzione della modificazione ''della cultura sedimentata sul territorio, allorche' l'azione repressiva non e' sufficiente'' ed i terreni dove condurre la lotta, individuati anche dagli autori del libro, siano ''la scuola, l'ambito religioso e lo sport''. Pansa ha espresso in questo senso ottimismo, ricordando come ''fino alle stragi di Palermo del 1992 si lavorava con il tifo contro e da quel momento il tifo fu a favore, qualcosa nella societa' civile di Palermo era cambiato''.

''Le mafie - ha aggiunto il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti - non sono l'emergenza ma elemento costitutivo della nostra societa', attraverso il controllo del territorio, di settori della politica e dell'economia''. Un esempio, ''la camorra a Napoli si chiama sistema, offre servizi ai cittadini, protezione, giustizia alternativa rispetto ad una giustizia che non funziona, un regalo che facciamo alle mafie. Offre un servizio elettorale per candidati politici e servizi di finanziamento alle imprese, con le bamche che hanno ristretto l'accesso al credito e cosi' negli ultimi due anni le denunce per usura sono aumentate del 155%''. Tra le strade da seguire per cambiare c'e' lo sport, ed in questo senso il presidente della Figc Giancarlo Abete ha portato, nel corso della presentazione, la testimonianza delle iniziative della nazionale, a Quarto, due giorni fa, ed a Rizzicoli su invito di Don Ciotti nel 2011.

'Il calcio - ha detto Abete - puo' essere opportunita' di consenso o dissenso. La dimensione sportiva e' trasversale, in tempo reale uno striscione dallo stadio arriva in tutti i continenti. Ma il calcio e' anche identita territoriale, in Italia e' presente in 8090 comuni.

Come dirigenti, come istituzione, c'e' difficolta' nell'essere vicini alla gente mentre la presenza del tecnico e dei giocatori della nazionale supera questo rischio di rigetto. Noi siamo a disposizione per testimoniare valori positivi''. Il valore dello sport nella battaglia al radicamento sociale delle mafie e' stato anche testimoniato da Pino Maddaloni, che da Scampia ha saputo lottare grazie all'attivita' agonistica di vertice fino a vincere l'oro nel judo alle Olimpiadi di Sidney 2000, guidato ogni giorno dal padre Gianni. Toccante infine la testimonianza di Giovanni Zara, sindaco di Casapesenna nel casertano, il territorio dei casalesi e di Michele Zagaria, nel periodo 2008/2009. gbt

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