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pubblicato il 09/ago/2013 17:00

Editoria: anche ''La Calabria di mamma Casella'' nel libro di Veltri

(ASCA) - Catanzaro, 9 ago - Ci vorrebbe l'intervento di un guru della comunicazione. Uno di quelli che scendono in campo in occasione delle piu' importanti campagne elettorali, come in America, per restituire alla Calabria l'immagine propria costruita su una identita' non retorica, che possa permettere una narrazione 'normale' di una terra in cui la natura e' stata generosa ma la politica e' inadeguata. E' il 'fil rouge' del libro di Filippo Veltri, dal titolo ''Calabria dolente'', edito da Citta' del sole. Veltri e' un giornalista che la Calabria la conosce bene, per aver lavorato prima per il Giornale di Calabria, poi per l'Unita', e dal 1986 all'Ansa dove dal 2000 e' stato responsabile della sede della Calabria.

Veltri parte dall'immagine stereotipata della Calabria messa a fuoco anche in una ''Razza maledetta'' dall'etnologo dell'universita' di Arcavacata (Cs), Vito Teti, e pubblica una raccolta di suoi articoli apparsi su il 'quotidiano della Calabria' e sul 'Lametino', nell'arco di un ultimo anno per denunciare la cattiva politica. In copertina una immagine in bianco/nero di Marco Benincasa che raffigura la spiaggia di Calamizzi con un divieto di accesso in rosso. Il libro e' un atto di accusa nei confronti della classe politica calabrese, della sua deblezza. tuttavia, Veltri e' consapevole - scrive Aldo Varano nella prefazione - che le classi dirigenti non concidono con il ceto politico calabrese - e ricorda come questa terra debba fare i conti non solo con la 'ndrangheta ma con un tasso altissimo di violenza e illegalita' che frena la crescita, e che va di pari passo con quell'altro tasso di illegalita' diffusa che e' dentro la politica e le istituzioni: un micidiale miscuglio che inchioda la Calabria all'arretratezza. Toccante l'articolo dal titolo ''Carmine Abate, quando vince un calabrese'', che ricorda la cinquantesima edizione del Premio Campiello in cui vincitore e' proprio Abate con ''La collina del vento'', edito da Mondadori, un calabrese di Carlizzi, nel crotonese, che vince il Campiello con un libro che parla della Calabria, scrive Veltri. Denso di emozione il ricordo di Angela Casella, nell'articolo ''La Calabria di mamma Casella'' che - dice Veltri - ''alla fine cambio' noi.

Quel gruppone assatanato di giornalisti che le stava intorno''. Mamma Casella era una incredibile donna ''vestita come le nostre madri e le nostre sorelle di oltre venti anni fa, aveva una grande dote, era una persona vera, era venuta per cercare di far liberare Cesare, suo figlio rapito dalla 'ndrangheta. Con lei andammo a San Luca e Polsi e a Plati'''.

''Mi dicono che non si trova perche' l'Aspromonte e' troppo grande ma Cesare non l'hanno pigliato le montagne ma gli uomini''. Poi c'e' ''Il sogno spezzato di monsignor Bregantini'', per anni a capo della diocesi di Locri-Gerace.

E ''il mondo di Lucia'', suicida per mancanza di lavoro.

red/res/ss

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