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pubblicato il 12/feb/2013 16:59

Ecomafie: dai rifiuti agli alimenti, in Italia 1 inchiesta ogni 4 giorni

Ecomafie: dai rifiuti agli alimenti, in Italia 1 inchiesta ogni 4 giorni

+++Dossier Legambiente-PolieCo, in due anni 297 persone arrestate e denunciate e sequestri per oltre 560mln+++ (ASCA) - Roma, 12 feb -Piu' di un'inchiesta ogni 4 giorni, con 297 persone arrestate e denunciate, 35 aziende sequestrate e un valore di 560 milioni di euro finito nelle mani degli inquirenti: negli ultimi due anni hanno interessato l'Italia 163 indagini internazionali per traffici illeciti di rifiuti, merci contraffatte, prodotti agroalimentari e specie animali.

Un'escalation di speculazioni illegali e scenari sempre piu' inquietanti che riflettono un legame indissolubile fra l'andamento del commercio mondiale e quello dei mercati fuori legge. E' quanto emerge dalla ricerca presentata oggi da Legambiente e Consorzio PolieCo sui flussi illeciti tra l'Italia, l'Europa e il resto del mondo. Un dossier che, attraverso l'analisi delle connessioni fra le diverse filiere merceologiche, i soggetti coinvolti, le modalita' operative, i luoghi piu' battuti dalle trame criminali, mette in luce come la fetta ''in nero'' della globalizzazione si sovrapponga e si mischi a quella legale, crescendo con essa a velocita' supersonica.

''Delle 163 inchieste censite - ha sottolineato Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'Osservatorio Ambiente e legalita' di Legambiente e curatore della ricerca - il 68% interessa merci contraffatte e specie protette, il 23% traffici illeciti di rifiuti e il 9% frodi agroalimentari. I traffici si sono mossi prevalentemente sulle cosiddette autostrade del mare, soprattutto per i grossi carichi e le lunghe distanze: e' qui, secondo la Commissione europea, che si muove l'81% dei business illegali mondiali. Per i carichi piu' piccoli e di alto valore aggiunto e per le tratte piu' brevi rimangono comunque allettanti i movimenti su strada o per via aerea''.

Il paese piu' coinvolto nelle rotte illegali da e per l'Italia e' la Cina, i cui porti sono stati individuati come punti di partenza o di arrivo di traffici illeciti ben 45 volte. Al secondo posto figura la Grecia (con 21 inchieste) seguita dall'Albania (8 inchieste), dall'area del Nord Africa, da quella del Medio Oriente e dalla Turchia (rispettivamente 6 inchieste). Complessivamente, i porti italiani figurano per 72 volte come punti di destinazione dei traffici e per 50 volte come aree di partenza. Ancona e' quello in cui si registra il maggior numero di inchieste, seguito da Bari, Civitavecchia, Venezia, Napoli, Taranto, Gioia Tauro (Rc), La Spezia e Salerno. I business illegali aumentano per tutte le tipologie di merci considerate nel dossier, di pari passo con la crescita costante dei commerci internazionali. Le esportazioni legali di rifiuti dai paesi Ue verso paesi non Ue, per esempio, secondo i dati Eurostat sono cresciute del 131% dal 2001 al 2009. I sequestri effettuati dall'Agenzia delle dogane nei nostri porti dimostrano come nello stesso tempo siano cresciuti anche i traffici illeciti: 18.800 tonnellate di scarti destinati illegalmente all'estero negli ultimi due anni con un incremento del 35% circa rispetto al biennio 2008-2009. Solo nel 2012, il 59% delle esportazioni di Pfu, il 16,5% di rottami metallici e piu' del 14% di scarti plastici si sono rivelati fuori legge, quindi sequestrati, ai controlli delle dogane italiane.

Cresce anche il business delle merci contraffatte, secondo le valutazioni dell'Ocse che ha stimato per il 2009 un giro d'affari per i contraffattori di oltre 250 miliardi di dollari e una perdita di circa due milioni e mezzo di posti di lavoro. Sullo stesso trend i sequestri di animali vivi o parti di animali morti, protetti dalla Convenzione Cites sulle specie a rischio di estinzione e trafficati illegalmente. Nel complesso, nel 2011 il Corpo Forestale dello Stato ha accertato 189 reati, con 132 persone denunciate all'autorita' giudiziaria, 237 sequestri e 209 illeciti amministrativi per un importo notificato pari a 1.452.060,34 di euro.

Nel quadro dei mercati criminali mondiali, e soprattutto per il commercio illecito di specie protette provenienti da aree povere del mondo, gioca un ruolo importante e si alimenta la corruzione, stimata in Italia dalla Corte dei Conti intorno ai 60 miliardi di euro l'anno mentre a livello mondiale la Banca Mondiale parla di mille miliardi di dollari di tangenti. Un ruolo rilevante spetta, inoltre, alle mafie transnazionali, in particolare le triadi cinesi, la yakuza giapponese, la camorra napoletana e la mafia russa; con un ruolo sempre maggiore in Italia della 'ndrangheta.

red/mpd

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