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pubblicato il 09/lug/2014 12:00

Dissesto idrogeologico, parte la missione "Italia sicura"

Con 4 mld per "voltare pagina" e non rincorrere le emergenze

Dissesto idrogeologico, parte la missione "Italia sicura"

Roma, 9 lug. (askanews) - Dopo quella sull'edilizia scolastica, sulla base del decreto firmato dallo stesso premier Matteo Renzi, prende il via la struttura di missione della presidenza del consiglio dei ministri contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, sotto lo slogan "#italiasicura": l'obiettivo è spendere quei circa 4 miliardi di fondi ancora non utilizzati per prevenire le puntuali emergenze, ultima l'esondazione del Seveso a Milano, che si verificano sul territorio italiano, causando danni sempre più ingenti e vittime. In una conferenza stampa a palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio e il coordinatore della Struttura di missione Erasmo D'Angelis hanno illustrate le linee di intervento della Struttura di missione e preso in consegna le firme raccolte da #dissestoitalia, appello per la messa in sicurezza del Paese promosso da Ance, Legambiente, Consiglio nazionale dei geologi e Consiglio nazionale degli architetti. La struttura ha già davanti regione per regione, l'elenco delle opere da portare a termine, 3395 in elenco dal 2009 ad oggi, ma quasi l'80% ancora da cantierizzare, progettare o finanziare, ostaggio di burocrazie, così "il governo ha affidato alla Struttura di missione misure straordinarie e il compito di fare regia e coordinare tutte le strutture dello Stato". C'è il budget: circa quattro miliardi: 2480 milioni di fondi non spesi, dal 98 ad oggi, sebbene già previsti negli accordi di programma, tra fondi dal bilancio di Stato, regioni, e fondi Ue, più 1600 milioni per le infrastrutture idriche del Sud, per cui l'Italia è sotto procedura di infrazione. Un tesoretto al quale il governo conta di poter aggiungere un miliardo l'anno dai fondi Ue. Soldi che per il governo Renzi dovranno stare fuori dal patto di stabilità. Un'altra missione del semestre europeo a guida italiana. E c'è la road map della struttura con una serie di incontri con i presidenti delle Regioni con cui fare un check sullo stato delle opere e dell'utilizzo fondi. Obiettivo supportare e coordinare gli interventi di prevenzione, manutenzione e risanamento, monitorarli e in caso anche intervenire. Da oggi infatti i presidenti di regione sono commissari del governo in materia di dissesto idrogeologico per cui potranno-dovranno assumere varianti ai piani regolatori e urbanistici comunali che eventualmente non rispettino i vincoli idrogeologici. Il cronoprogramma degli incontri è già partito: oggi tocca alla regione Reggio Calabria, domattina alla Regione Lazio - con cui si discuterà anche di far rientrare Roma nel cantiere in specie Roma nord - nel pomeriggio tocca alla Sardegna, nei prossimi giorni a Lombardia, Toscana, Sicilia e così via. "Quando parliamo di dissesto idrogeologico non parliamo soltanto di costruire opere ma anche di qualità del territorio, un bene prezioso, parliamo di ingegneria intelligente e di amore verso il nostro territorio", ha sottolineato Delrio, aggiungendo: "Noi non stiamo agendo in emergenza, che è compito del sistema di protezione civile, stiamo parlando di fare un salto di qualità sulle opere di prevenzione". "La struttura di missione sul dissesto idrogeologico, così come quella sulla scuola sono - ha concluso Delrio - paradigmi di un'Italia che deve ripartire. Un paese moderno deve sapere fare prevenzione e programmare, l'emergenza è l'eccezionalità". E le due mission stanno a cuore allo stesso premier Renzi, che ha firmato il relativo decreto, e a cui - come ha ricordato Delrio - attribuisce "grande importanza". Per il coordinatore della Struttura di missione Erasmo D'Angelis "finalmente si volta pagina, mai più notai dei disastri e rincorsa alle emergenze". Con un esponenziale crescita del rischio: dai 100 eventi meteo con danni ingenti l'anno registrati fino al 2006 al picco di 351 del 2013 e a 110 nei soli primi 20 giorni del 2014. Da ottobre 2013 all'inizio di aprile 2014 sono stati richiesti dalle Regioni 20 Stati di emergenza con fabbisogni totali per 3,7 miliardi di euro. Ora il cambio d'ordine sarà "investire in sicurezza" in un paese dove l'81,9% dei Comuni ha aree in dissesto idrogeologico e detiene il record indiscusso di Paese più franoso d'Europa. Non solo visto che secondo gli ultimi dati Ance si sono perse 700mila unità nella cantieristica causa crisi, con i 4 miliardi da investire sul territorio "si creano posti di lavoro". Intanto la neonata struttura di missione ha già preso in carico la petizione on line promossa da Ance, architetti, geologi e Legambiente. Ogni anno infatti - vedi alla voce #dissestoitalia - si spende un miliardo per riparare danni provocati dai dissesti idrogeologici e poco più di 100 milioni per prevenirli, negli ultimi 12 anni hanno perso la vita 300 persone, solo l'anno scorso 24. La petizione è frutto di un'intesa trasversale, con più di mille firme, "perché non si aspetti l'autunno per riparare i danni provocati dal maltempo ma partire subito con gli interventi di prevenzione e manutenzione del territorio sbloccando le risorse disponibili". Anche se, nonostante l'autunno sia lontano, l'esondazione del Seveso dopo le piogge eccezionali che si sono abbattute nei giorni scorsi in provincia, ha messo in ginocchio Milano. Un'altra emergenza annunciata: "Il Seveso è un fiume incanalato e bombato senza bacini di laminazione, aree golenali di sfogo dele acque dove si preferisce costruire, si sapeva da sempre", ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Perché "si sa benissimo qual è la mappa del rischio idrogeologico in Italia, ma s'ignora costruendo su zone rosse, si edificano aree industriali e centri commerciali su aree golenali. Deve partire una grande opera di risanamento, opere di prevenzione ma anche impedire, come è successo di ricostruire laddove non si sarebbe mai dovuto fare". Ora "l'iniziativa del governo con la sua struttura di missione è una novità assoluta", una presa in carico che fa sperare le associazioni e non solo, che la svolta sia abbandonare l'ottica di un miope lucro a breve termine che puntualmente presenta il conto di disastri inutilmente annunciati.

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