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pubblicato il 05/nov/2013 12:00

Delfinari fuori legge, denuncia delle associazioni all'Ue

Rapporto Lav-Marevivo:troppi stress e rischi per i tursiopi

Delfinari fuori legge, denuncia delle associazioni all'Ue

Roma, 5 nov. (askanews) - Non lasciarsi ingannare dall'aspetto gioioso dei delfini in cattività: "Sembra che sorridano ma è solo la forma della loro mandibola", avverte uno dei poster della campagna Sos delfini, ricordando che molti dei tursiopi in cattività soffrono di depressione e devono addirittura essere curati con psicofarmaci. Nessuna allegria, quindi, ma, in realtà, tanto, troppo stress e rischi per i delfini che sono costretti a nuotare ed esibirsi nei delfinari italiani ed europei, una situazione che per le associazioni animaliste non è compatibile con la loro vita, tanto che il tasso di mortalità può arrivare quasi a raddoppiare rispetto al libero stato naturale. Ed è anche una situazione fuori legge, una violazione delle direttive europe: per questo Lav e Marevivo che oggi hanno presentato in Senato il rapporto sulle violazioni dei delfinari in Italia e in Europa insieme a Born free foundation, hanno inviato una denuncia alla Commissione europea. Lav e Marevivo sollecitano così la Commissione europea ad avviare una procedura d'infrazione nei confronti del nostro governo, perché "i delfinari dell'Unione europea, inclusi quelli nazionali, non ottemperano alle disposizioni della Direttiva Zoo 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici". A supporto di questa richiesta, le associazioni hanno presentato un dettagliato rapporto sulle gravi violazioni nei delfinari dell'Unione europea, dove attualmente vi sono 34 delfinari, con 305 cetacei, fra piccole balene, delfini e focene; in tutto sono 15 gli stati membri che ancora tengono cetacei in cattività. Il Rapporto è stato elaborato dalla Whale and Dolphin Conservation in collaborazione con Born Free Foundation, Endcap, Lav e Marevivo. Come risulta dai risultati dell'analisi, gli Stati membri dell'Ue e i delfinari ai quali essi rilasciano licenze non soddisfano i requisiti della Direttiva Zoo. In particolare, gli Stati Membri, tra i quali l'Italia, "vengono meno al loro obbligo di assicurare che gli zoo partecipino ad attività di conservazione delle specie, di promuovere l'educazione e la sensibilizzazione del pubblico, di offrire agli animali ambienti in grado di soddisfare le loro esigenze biologiche e di conservazione". Tutti i delfinari esaminati, inclusi quelli italiani - Delfinario di Rimini (i cui delfini sono stati recentemente sottoposti a sequestro preventivo, mentre il ministero dell'Ambiente ha negato la licenza alla struttura), Oltremare di Riccione, Zoomarine Roma, Fasanolandia, Gardaland, che però ha successivamente chiuso il delfinario - danno uno "scarso contributo alla conservazione della diversità biologica". E "decessi prematuri e basso successo riproduttivo hanno reso insostenibile la conservazione ex situ della popolazione di delfini tursiopi" (i Tursiops truncatus sono la specie normalmente utilizzata nei delfinari per la sua intelligenza), mentre nessuno degli attuali delfinari dell'UE ha effettuato reinserimenti nell'ambiente naturale. (segue)

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