venerdì 20 gennaio | 23:05
pubblicato il 27/set/2013 10:17

Crisi: in Sardegna pescatori incatenati in mare contro maxicanoni

(ASCA) - Roma, 27 set - Pescatori incatenati in mare aperto contro il boom dei canoni demaniali marittimi che dal 1* gennaio 2014 aumenteranno di cento volte, costringendo le imprese di acquacoltura italiane a chiudere i battenti, e condannando un settore che vale oggi circa 400 milioni di euro. La protesta e' stata promossa da Coldiretti Impresapesca nel Golfo di Alghero, in Sardegna, dove l'imprenditore Mauro Manca, titolare di un impianto di acquacoltura si e' incatenato a una delle gabbie per l'allevamento del pesce, a un km e mezzo dalla costa. Dal prossimo anno scattera' infatti una norma contenuta in una vecchia Finanziaria che prevede l'aumento dei canoni demaniali marittimi per gli impianti di acquacoltura. Una vera e propria stangata, visto che da 500 euro si passera' a una media di 500mila euro. Cifre impossibili da sostenere - denuncia Coldiretti Impresapesca - per le imprese del settore che saranno costrette a chiudere. La norma, contestata dal garante della concorrenza, perche' discrimina tra Aziende, cui viene aggiornato il canone, e cooperative, che mantengono invece i canoni agevolati, fino ad oggi non e' stata applicata dalle Amministrazioni locali per evitare conseguenze pesantissime. Le imprese di Acquacoltura lamentano quindi il disinteresse della politica che mentre per salvare il comparto della nautica da diporto e gli stabilimenti balneari ha persino adottato una proroga fino al 2020 e cio' nonostante l'opposizione dell'Unione Europea, che ha chiesto all'Italia di far valere quanto previsto dalla direttiva Bolkenstein - sottolinea Coldiretti Impresapesca - mentre ha completamente dimenticato l'acquacoltura che non e' soggetta alla stessa Direttiva Servizi, nonostante l'Ue da tempo inviti gli stati membri ad eliminare gli ostacoli allo sviluppo degli allevamenti ittici. La stangata sui canoni rappresenta, dunque, una vera e propria beffa per le imprese italiane, che si ritroverebbero uniche vittime di una norma indubbiamente sbagliata.

L'ennesimo colpo - rileva Coldiretti Impresapesca - a un comparto, quello della pesca, che negli ultimi 30 anni ha gia' perso il 35 per cento delle imbarcazioni e 18.000 posti di lavoro, mentre si aggrava il calo dei consumi, che nei primi cinque mesi del 2013 ha visto un crollo degli acquisti di pesce fresco in valore del 17 per cento. Ma il settore soffre - continua Coldiretti Impresapesca - anche la concorrenza sleale del prodotto importato dall'estero e spacciato come italiano, soprattutto nella ristorazione, grazie all'assenza dell'obbligo di etichettatura dell'origine. Ad oggi infatti l'unico strumento per invertire la crescente dipendenza italiana dall'importazione, che ha superato il 76 per cento e' rappresentato dall'acquacoltura, che invece viene penalizzata dalla mancanza di certezze e da una grave assenza di norme che ne consentano lo sviluppo.

Proprio per valorizzare il pesce pescato e allevato nel nostro Paese mediante la creazione di una filiera ittica tutta italiana che tuteli la qualita' e l'identita' nazionale del prodotto Coldiretti Impresa Pesca ha avviato iniziative pilota per la vendita diretta del pesce presso la rete di Campagna Amica. com/rus

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