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pubblicato il 14/apr/2011 15:26

Chi fuma sa cosa rischia, tribunale Roma boccia class action

Codacons: motivazioni assurde, ricorreremo in appello

Chi fuma sa cosa rischia, tribunale Roma boccia class action

Roma, 14 apr. (askanews) - Chi fuma sa cosa rischia, in estrema sintesi è questa la motivazione con cui il tribunale di Roma ha bocciato, dichiarandola inammissibile, la prima class action italiana per danni da fumo, intentata dal Codacons e da tre fumatori oramai schiavi delle sigarette. Ormai nessuno sfugge all'avvertenza 'il fumo uccide' stampigliata pure sui pacchetti, e nessuno può essere così 'schiavizzato' dalle bionde, tanto da non poter decidere di smettere di fumare, quindi niente risarcimenti, argomenta il tribunale romano. Una posizione ben lungi dalle punizioni esemplari con cui si sono concluse in Usa class action alle multinazionali del tabacco come Philip Morris e Reynolds intentate da ex-fumatori ammalati di cancro: alcuni processi si sono conclusi con indennità di miliardi di dollari, non solo per rimborsare ai pazienti i costi delle cure e i danni morali, ma anche con l'obiettivo di disincentivare i comportamenti dei produttori di sigarette quali pubblicità ingannevole, promozione del fumo tra i minorenni, aggiunta di additivi che creano tossicodipendenza. Al di qua dell'Oceano, Il Codacons non demorde e annuncia il ricorso in appello, bollando come "assurde" e "pura follia" le motivazioni della XIII sezione del Tribunale civile di Roma che ha dichiarato inammissibile la class action. La class action era stata proposta dall'associazione contro BAT Italia s.p.a, in favore di tutti i fumatori dei marchi di sigarette prodotti da tale società. MS, Alfa, Bis, Brera, Colombo, Cortina, Esportazione, Eura, HB, Kent, Lido, MS Club, Mundial, Nazionale, Nazionali, N80, Rothmans, SAX Musical, St. Moritz, Stop, Super, Zenit, Vogue, Dunhill, Kent, Lucky Strike e Pall Mall, i marchi di sigarette interessati. All'azione collettiva avviata a maggio dell'anno scorso, potevano aderire tutti i fumatori dei marchi di sigarette prodotti da tale società: circa 3,5 milioni di cittadini in Italia. Il risarcimento che ciascun fumatore poteva richiedere 3.000 euro, per un totale complessivo di 10,5 miliardi di euro. (segue)

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