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pubblicato il 19/ott/2013 10:52

Censis: gli anziani, una risorsa per il Paese

Censis: gli anziani, una risorsa per il Paese

(ASCA) - Bergamo, 19 ott - Il protagonismo demografico. Tra poco piu' di un anno, nel 2015, il numero della popolazione over 65 anni coincidera' in pieno con quello della popolazione giovane, tra 15 e 34 anni, pari a circa 12 milioni e mezzo di persone. Il neo-vitalismo. Tra gli aspetti che oggi caratterizzano gli stili di vita degli anziani e che contribuiscono al miglioramento delle loro condizioni di salute c'e' la cura di se stessi e l'attenzione alla propria condizione psico-fisica, un'attenzione che si esprime in una serie di scelte e comportamenti nella vita quotidiana. Rispetto al 2002 sono raddoppiati gli anziani che si tengono in forma camminando o facendo attivita' sportiva all'aperto (praticata dal 53,9%), che prestano attenzione alla qualita' biologica del cibo (31,5%) e alla salubrita' della dieta quotidiana (23,2%). Circa un terzo degli anziani (30,3%) cerca di trascorrere brevi periodi di vacanza nel corso dell'anno, oltre a quelli legati alla pausa estiva. Il 14,3% frequenta abitualmente palestre e piscine. Il 9,7% si concede almeno una volta all'anno le cure termali. Il 4,4% si sottopone abitualmente a cure estetiche, con sedute di abbronzatura, massaggi per il corpo e per il viso. Una risorsa per la societa'. L'impegno nel volontariato e' un'attivita' molto diffusa tra gli anziani, che li rende un pilastro dell'altruismo sociale. Nel 2012 sono stati quasi un milione (969mila), vale a dire il 7% della popolazione over 65, gli anziani che hanno svolto attivita' gratuita di volontariato o partecipato a riunioni nell'ambito delle organizzazioni. Una quota in costante crescita, considerato che rispetto al 2007, se il numero dei volontari in Italia e' aumentato del 5,7%, tra gli anziani si e' registrato un incremento del 24,2% (pari a circa 200mila persone), a testimonianza del ruolo sempre piu' attivo che questi hanno nella societa'. Il lavoro: dal fossato al ponte generazionale. Dal 2007 al 2012, mentre il numero dei giovani occupati di 15-34 anni e' crollato (da 7 milioni 237mila a 5 milioni 789mila, quasi 1 milione e mezzo di posti di lavoro persi: -20%), i lavoratori con piu' di 55 anni sono aumentati da 2 milioni 766mila a 3 milioni 445mila (+24,5%). La competenza e l'esperienza dell'anziano puo' essere messa al servizio della collettivita'. Il 68,8% dei titolari di grandi aziende preferisce gli anziani rispetto ai giovani quando si tratta di competenze gestionali e organizzative, del riconoscimento nei valori aziendali (58,8%), delle competenze specialistiche (51,5%), della capacita' di leadership (52,1%). I giovani hanno dalla loro invece l'orientamento all'innovazione (84,5%), la capacita' di lavorare in gruppo (71,4%) e una maggiore produttivita' (61,2%). La polarizzazione generazionale della ricchezza. Il divario tra le generazioni in termini di accesso al lavoro, di reddito, di risparmi e consumi non e' mai stato cosi' ampio. La percentuale di nonni che si occupano direttamente dei nipoti scende dal 35,8% del 2007 al 22,5%, e si contrae dal 17,5% al 9,7% la quota di anziani che si rendono disponibili per il disbrigo di mansioni in casa o di pratiche burocratiche. Aumenta pero' dal 31,9% del 2004 al 47,9% la quota di over 60 che contribuiscono con un aiuto economico diretto alla vita di figli e/o nipoti. E sono per lo piu' anziane le famiglie che detengono consistenti patrimoni, quote rilevanti di reddito, e sono poco o per nulla indebitate. Se all'inizio degli anni '90 i nuclei con capofamiglia di eta' inferiore a 35 anni detenevano il 17,1% della ricchezza totale delle famiglie e le generazioni immediatamente precedenti il 19,6%, negli ultimi vent'anni la loro quota e' scesa significativamente: rispettivamente al 5,2% per le prime e al 16% per le seconde. Nel frattempo e' aumentata la quota di ricchezza detenuta dalle famiglie piu' anziane, con capofamiglia ultrasessantacinquenne, passata dal 19,2% al 32,7%. L'impasse dei giovani. Stretti nella morsa del deficit di opportunita', da un lato, e del surplus di supporto familiare, dall'altro, rispetto ai coetanei europei i giovani italiani mostrano la tendenza a procrastinare sempre di piu' il momento delle scelte, della responsabilita' e della maturita'. Il ritardo che caratterizza l'uscita da casa degli italiani rispetto e' stato aggravato dalla crisi. La quota di 15-34enni celibi e nubili che vivono in casa con i genitori e' cresciuta ulteriormente, arrivando al 61%. Aumentano i Neet. Ma a preoccupare di piu' e' la crescita esponenziale del fenomeno che vede sempre piu' giovani chiamarsi fuori da qualsiasi tipo di impegno, che sia lo studio, il lavoro o la ricerca di un impiego. Dei circa 6 milioni 85mila italiani di 15-24 anni, il 59,1% si trova inserito in un percorso formativo, il 18,6% ha un lavoro, il 10,1% lo sta cercando, mentre il 12,2% non fa nessuna di queste cose. E' l'universo dei Neet, giovani che non studiano, non lavorano e non sono intenzionati a cercare alcun tipo di occupazione, ma preferiscono restare a casa. Questi sono i principali risultati della ricerca ''Gli anziani, una risorsa per il Paese'', realizzata dal Censis per l'Anla (Associazione Nazionale Seniores d'Azienda), che e' stata presentata oggi a Bergamo da Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis, e discussa da Antonio Zappi, Presidente nazionale dell'Anla, lo scienziato Edoardo Boncinelli, il Presidente della Fondazione Esperienza Paolo Campiglia, il Rettore dell'Universita' di Bergamo Stefano Paleari e l'industriale Mario Mazzoleni. red/mau

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