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pubblicato il 12/mar/2015 13:35

Caso Cucchi, legali famiglia e pg fanno ricorso in Cassazione

Pg: sentenza Corte Assise illogica e contraddittoria

Caso Cucchi, legali famiglia e pg fanno ricorso in Cassazione

Roma, 12 mar. (askanews) - La Procura generale di Roma e i legali della famiglia di Stefano Cucchi, il geometra romano morto in ospedale una settimana dopo il suo arresto, hanno depositato formalmente il loro ricorso in Cassazione contro la sentenza con la quale, nell'ottobre scorso, i giudici della corte d'appello della Capitale hanno assolto sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria. Il pg Mario Remus ritiene "illogica e contraddittoria" la sentenza con la quale la Corte d'assise d'appello di Roma ha assolto tutti gli imputati del processo per la morte di Stefano Cucchi. Trentuno pagine, tanti allegati, e una schematizzazione degli argomenti, compongono il ricorso in Cassazione affinchè si annulli quella decisione e rinvi a un altro giudice per un nuovo processo.

Se "l'esame autoptico successivo alla morte - scrive il Pg - ha accertato un quadro lesivo di notevole gravità sul cadavere", la perizia si presta a critica sotto più profili perché "ha posto in ombra elementi capaci di chiarire efficacemente la dinamica dei fatti che hanno causato le lesioni". Per il magistrato in sentenza "sono state scartate valide e probabili ipotesi di aggressione violenta, prospettando una possibile accidentalità dei fatti", nonostante "due delle tre ipotesi avanzate dalla perizia affermino una vera e propria aggressione fisica".

In breve, sarebbe stato "sottostimato il significato, il valore e la gravità delle numerose lesioni sul corpo della vittima, giungendo a indicare l'azione che ha causato le lesioni come una semplice 'spinta', ed escludendo un'azione aggressiva condotta con maggiore intensità". "Fin dall'inizio del processo, la difesa di parte civile ha lamentato difetti capitali nella formulazione dell'imputazione. Essa non ha mai contemplato l'evento morte, e quindi mai ha consentito all'accertamento di partire da un'ipotesi corretta, che avrebbe dovuto vedere il fatto qualificato come omicidio preterintenzionale" nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria sotto processo per la morte di Stefano Cucchi, e assolti in appello dall'accusa di lesioni. Il ricorso in Cassazione dei legali della famiglia di Cucchi riguarda i soli agenti penitenziari. Già in appello non ci fu costituzione nei confronti di medici e infermieri, dopo un risarcimento da parte della struttura sanitaria dove Stefano fu ricoverato e nella quale morì.

Per gli avvocati Fabio Anselmo, Alessandro Gamberini e Alessandra Pisa ci sarebbe stata un'inerzia del giudice di primo grado "che, avvedutosi di come i fatti dedotti nell'imputazione non corrispondessero alle emergenze processuali, avrebbe dovuto rimettere gli atti al pubblico ministero perché contestasse il fatto diverso", e l'invalidità si sarebbe trasmessa alla decisione d'appello, i cui giudici avrebbero dovuto trasmettere gli atti al pm per far ripartire il processo con la diversa ipotesi accusatoria. Ecco che allora si segnala come da processo sia emerso "un collegamento inevitabile tra lesioni subite da Stefano e la sua morte".

Insomma "il processo è saturo di elementi di fatto che ci dicono che è agli imputati che va attribuito il fatto lesivo delle percosse e delle lesioni e che quegli eventi hanno un legame intenso ed ineludibile con la morte di Stefano". Sulla causa della morte, i tanti dubbi avrebbero dovuto portare a disporre una nuova perizia. "E' ovvio che la Corte d'assise d'appello commette una grave svista osservando che nulla di nuovo potrebbe aggiungere un ulteriore approfondimento tecnico. È un processo ingiustamente ed illegittimamente monco quello che non si preoccupa neppure di porgere all'attenzione del giudice il tema della colpevolezza degli agenti in ordine al reato non di lesioni, ma di omicidio preterintenzionale".

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