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pubblicato il 05/ago/2013 17:59

Carceri/Viterbo: agenti contro direzione, a volte maniere forti servono

Carceri/Viterbo: agenti contro direzione, a volte maniere forti servono

(ASCA) - Roma, 5 ago - ''Non e' possibile chiederci di intervenire a mani nude''. Questa l'istanza degli agenti di polizia penitenziaria del carcere Mammagialla di Viterbo attualmente in stato di agitazione per richiedere la rimozione del direttore, Teresa Mascolo, colpevole, a loro dire, di avallare una linea troppo 'morbida' in un carcere di massima sicurezza come quello della provincia laziale che ''non e' un carcere normale come gli altri''.

Ad un anno e mezzo dall'insediamento di Mascolo lo scontro di visione con gli addetti alla sicurezza penitenziaria si e' trasformato in un vero braccio di ferro dopo che, alla fine di giugno, nella casa circondariale di Mammagialla si sono registrate quattro aggressioni in 16 giorni da parte di detenuti ai danni degli agenti.

''Il carcere di Viterbo non e' un carcere normale in quanto ospita circa 200 detenuti con problemi psichiatrici, ad alto livello di pericolosita', in un quadro gia' grave di sovraffollamento che vede un totale di circa 750 detenuti a fronte di una capienza di 444. Noi agenti, invece, siamo in forte sottorganico, di circa 225 unita''', premette all'Asca Daniele Nicastrini della UilPa, una delle sigle sindacali che insieme a Sappe, Osapp, Sinappe, CislFns, Cnpp e Cgilfp, sottoscrive la protesta in corso.

La decisione piu' contestata al direttore Mascolo e' quella di limitare fortemente l'utilizzo da parte degli agenti dei 'dispositivi di protezione individuale', principalmente scudi ma, in casi estremi, anche manganelli e altri strumenti offensivi. ''Una cosa e' bene precisare: anche se chiediamo l'avvicendamento del direttore, il nostro problema piu' grande e' con il provveditorato a Roma, con il potere centrale che non interviene sul grave problema di sovraffolamento della struttura di Viterbo'', precisa Luca Floris, coordinatore locale del Sappe, il principale sindacato di polizia penitenziaria. Il quale sottolinea anche come ''in ogni caso non ci stiamo a passare come gli aguzzini della situazione: non cerchiamo teste da rompere o sangue da far sgorgare, chiediamo solo di poterci difendere in situazioni di vera criticita' con strumenti adeguati e nel pieno rispetto del nostro mandato istituzionale''.

In luogo delle 'maniere forti', il direttore Mascolo chiede agli agenti di polizia penitenziaria di ''curare una sana relazione con le persone ristrette, improntata a correttezza e trasparenza anche quando si fornisce una risposta negativa''. Lo si legge nell'ordine di servizio firmato lo scorso novembre dal direttore e dato in visione dagli stessi sindacati, dal momento che Mascolo e' impossibilitata alla replica, vincolata dal silenzio stampa.

Ma la via del 'solo dialogo' non convince gli addetti ai lavori ''costretti adesso ad affrontare a mani nude sputi, schizzi di sangue e aggressioni fisiche quando si verificano situazioni di estrema criticita' legate a detenuti molto delicati dal punto di vista della gestione, che non possono essere affrontate 'con un fiorellino' come vorrebbe la nostra direttrice'', afferma Nicastrini di UilPa. In generale, ''dopo 20anni in cui il carcere di Viterbo e' stato considerato esemplare da Roma al punto da continuare ad inviarvi detenuti difficili, che in altri istituti resistevano appena pochi giorni, adesso si e' rotto un equilibrio'', illustra Gino Federici di Cgil FP. Tutti e tre i rappresentanti sindacali interpellati concordano in tal senso nell'individuare ''un senso di impunita' sempre piu' diffuso'' tra i reclusi dopo l'insediamento dell'attuale direttore. ''Per la prima volta in due decenni - aggiuge Federici - c'e' stato un accoltellamento tra detenuti in un passaggio: una lama di 20 cm non si era mai vista prima tra queste celle''.

In questa situazione ''chiediamo che ci vengano impartite direttive precise su come reagire in caso di necessita' poiche' - sostiene Floris del Sappe - si sta creando il paradosso per cui agenti in tenuta antisommossa sono autorizzati a usare la forza contro liberi cittadini che abusano, ad esempio, del loro diritto legittimo di manifestare, mentre non possono farvi ricorso nel caso di persone ristrette che, non rispettando le regole, mettono a rischio la sicurezza personale di quanti vivono tra le mura carcerarie''.

Da parte sua, il provveditorato regionale del Lazio del ministero della Giustizia ha assicurato in una missiva indirizzata ai sindacati di ''aver provveduto a sollecitare vivamente la competente direzione generale dei detenuti ad autorizzare un itervento di sfollamento, peraltro gia' richiesto da tempo, di circa 250 detenuti della Regione Lazio, nel quale sono ricompresi anche un certo numero di ristretti presso il carcere di Viterbo''.

Una goccia nel mare, comunque, che separa la posizione degli agenti penitenziari da quella del loro direttore.

stt/gc

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