giovedì 19 gennaio | 23:04
pubblicato il 25/gen/2012 19:28

Carceri/ Senato, sì a chiusura Ospedali psichiatrici giudiziari

Saranno affidati a strutture regionali

Carceri/ Senato, sì a chiusura Ospedali psichiatrici giudiziari

Roma, 25 gen. (askanews) - Gli ospedali psichiatrici giudiziari, gli ex manicomi criminali, dovranno chiudere i battenti entro il 31 marzo 2013. Lo stabilisce un emendamento al decreto Severino sul sovraffollamento delle carceri, presentato dai relatori Filippo Berselli (Pdl) e Alberto Maritati (Pd), approvato a maggioranza dall'aula del Senato, con 175 sì, 66 no e 27 astenuti. I detenuti psichiatrici dovranno essere affidati ad apposite strutture organizzate dalla Sanità delle Regioni. La commissione Bilancio di palazzo Madama aveva dato parere favorevole al complesso dell'emendamento, condizionato però ad alcune precisazioni nel testo e ad alcune osservazioni negative sulle coperture finanziarie individuate. Si tratta "evidentemente un passo storico per il nostro Paese" dichiara in una nota il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, fra i promotori dell'iniziativa parlamentare sulla materia. "Chiudiamo - osserva Marino - gli Ospedali psichiatrici giudiziari, chiudiamo strutture che per ottant'anni sono rimaste uguali a sé stesse, diventando il luogo in cui celare ciò che per alcuni erano solo 'rifiuti umani'. L'emendamento discusso oggi lo permette. Questa norma è un passo epocale per dire un no netto: il nostro paese non può e non vuole tollerare che esista un inferno dei dimenticati". "La legge, così come approvata dal Senato - aggiunge Marino - indica le caratteristiche e sancisce tempi certi per l'individuazione delle nuove strutture, interamente a carattere ospedaliero con una rete di vigilanza esclusivamente esterna, che permetteranno di superare gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Il termine è il 31 marzo 2013. Questo voto responsabilizza tutti, Stato Regioni, magistratura: nessuno potrà più dire 'io non sapevo' o 'io non posso', perché queste 1.500 persone internate, nella maggior parte dei casi senza garanzia delle cure e senza rispetto della loro dignità, devono da tutti noi essere percepite come una ferita ed una vergogna nel nostro vivere civile".

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