martedì 21 febbraio | 15:35
pubblicato il 22/apr/2013 20:34

Carceri: Sappe, nel Lazio 7.231 detenuti. Aumentati rispetto a 2012

(ASCA) - Roma, 22 apr - 14 carceri regionali, 7.231 detenuti dei quali 482 donne e 6.749 uomini; 3.113 in attesa di un giudizio definitivo e 4.116 condannati. Sono le cifre del sovraffollamento penitenziario del Lazio al 31 marzo scorso, che vede tutte le strutture di pena abbondantemente affollate rispetto alle capienze regolamentari. A darne notizia e' il SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, con il segretario generale aggiunto Giovanni Battista de Blasis ed il segretario nazionale Maurizio Somma.

''Abbiamo piu' detenuti rispetto ad un anno fa - spiegano in una nota - , e questo dimostra l'inefficacia delle politiche nazionali in materia penitenziaria. Il 31 marzo 2012 erano infatti presenti complessivamente nel Lazio 6.873 ristretti: 350 in meno rispetto ad oggi. Resta alta la presenza di detenuti stranieri, tra il 40 ed il 60% a seconda degli Istituti, e dei tossicodipendenti ristretti, circa il 24% dei presenti: questa percentuale sfiora il 40% delle detenuti a Roma Regina Coeli ed alla reclusione di Rebibbia.

Endemica e' la carenza di poliziotti penitenziari, sotto organico di circa 800 unita' in regione. L'organico previsto e' infatti di 4.136 Baschi Azzurri, ve ne sono in realta' in forza 3.352'.' Sul costante sovraffollamento penitenziario e sugli eventi critici che quotidianamente si verificano nelle oltre 200 carceri italiane (aggressioni, tentati suicidi, suicidi, ferimenti, atti di autolesionismo), de Blasis e Somma avanzano alcune proposte concrete: ''Se la politica volesse intervenire concretamente sull'emergenza carceri, potrebbe farlo subito con 3 provvedimenti, che non ha preso l'attuale Ministro Guardasigilli. Ossia processi piu' rapidi, espulsione dei detenuti extracomunitari per far scontare loro la pena nel paese di provenienza e soprattutto far scontare la pena ai tossicodipendenti in una comunita' di recupero. E' ovvio che, se come oggi i detenuti stanno 20 ore in cella, questo alimenta tensioni. Dovrebbero lavorare, ma ci vuole una legge apposita e la volonta' politica per farla, che nel nostro Paese non c'e'. In Germania e' cosi'. Lavorano con soddisfazione perche' stare fuori dalla cella da' senso di serenita' ed e' diverso che stare 20 ore rinchiusi senza fare nulla, alternandosi tra chi sta seduto e in piedi per mancanza di spazio. Questo acuisce la tensione, quindi aggressioni e tentati suicidi''. ''Proprio per queste ragioni - concludono - il progetto dei circuiti penitenziari recentemente prodotto dall'Amministrazione penitenziaria e' in realta' un bluff. Il superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e la maggiore apertura per i detenuti deve associarsi alla necessita' che questi svolgano attivita' lavorativa e che il Personale di Polizia penitenziaria sia esentato da responsabilita' derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o piu' Agenti, a tutto discapito della sicurezza''.

com-mpd

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