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pubblicato il 22/nov/2013 21:00

Bellezza: chirurgo estetico, 15% pazienti non si riconosce e ci ripensa

Bellezza: chirurgo estetico, 15% pazienti non si riconosce e ci ripensa

(ASCA) - Roma, 22 nov - Uno sguardo attraverso il quale non ci si riconosce. Un viso perduto. E' quello che succede al 15% di chi si sottopone a un intervento di chirurgia plastica al volto e non rimane soddisfatto, perche' non si riconosce nei nuovi lineamenti. Cosi' l'unica speranza e' quella di rivolgersi a un altro specialista, per 'riparare i danni'. A parlare di uno degli effetti di una chirurgia estetica troppo spesso vissuta con poca serieta' e' il chirurgo plastico Ezio Maria Nicodemi, segretario esecutivo della Mediterranean Academy for Life Extension Sciences, che ha realizzato l'indagine. ''La schiera dei pentiti non conosce sesso ne' eta' - spiega Nicodemi - con una prevalenza di donne insoddisfatte soprattutto di interventi al naso e di uomini che non si riconoscono piu' dopo essersi sottoposti a interventi agli occhi, perche' il loro sguardo, mi dicono i pazienti, diventa finto. Oppure perche' un occhio e' piu' grande dell'altro.

Insomma, si tratta di errori di tecnica e di mal valutazione che portano il paziente a non rimanere soddisfatto''. E' facile, dunque, che il paziente vada in tilt non riconoscendosi piu' allo specchio dopo essersi sottoposto a un intervento di chirurgia plastica. Per questo, secondo l'esperto, ''bisognerebbe affiancare al chirurgo plastico uno psicologo. Accade spesso, infatti, che il paziente immagini il risultato finale in un certo modo, e che se le attese non vengono soddisfatte perda il controllo. La figura dello psicologo dovrebbe servire ad accompagnare i pazienti in questo percorso''. Per farci capire l'importanza di questa problematica, Nicodemi ci racconta uno degli ultimi casi con cui ha avuto a che fare: ''quello di una donna sottoposta a rinoplastica in un altro centro, e' venuta da me con le foto di come era prima chiedendomi di ridargli il naso che aveva, con la gobba, perche' quello 'nuovo' era troppo piccolo e lei non riusciva a sentirlo suo''. Insomma, secondo Nicodemi ''ogni specialista dovrebbe consigliare i propri pazienti e non assecondarli in tutto''. red/mpd

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