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pubblicato il 06/set/2013 12:27

Bari: Snami, sanita' piu' sicura, era tragedia annunciata

Bari: Snami, sanita' piu' sicura, era tragedia annunciata

(ASCA) - Roma, 6 set - L'ennesimo episodio di violenza in sanita', l'assassinio della psichiatra Paola Labriola, pone il mondo medico di fronte ad un dilemma: 'tragico destino dei rischi della professione oppure epilogo scontato in un carrozzone della sanita' dove la sicurezza degli operatori vale zero?'. ''La risposta e' una sola'' sottolinea Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami, ''in Italia non c'e' assolutamente alcuna sensibilita' riguardo alla sicurezza per l'incolumita' del personale sanitario e la materia e' quasi considerata un optional di scarsa valenza e non, come dovrebbe, una norma consolidata di civilta'. A rischio soprattutto, lo indicano tristemente le cronache, i pronto soccorso, i centri cim, sert e la medicina territoriale''.

GianCarmelo La Manna, responsabile nazionale della continuita' assistenziale ha detto che ''e' un delitto lasciare le guardie mediche in balia dei pericoli quotidiani di aggressioni e violenze che sono all'ordine del giorno e che puntualmente denunciamo''. Gli fanno eco Nino Grillo, vicesegretario nazionale e Vito D'Angelo, responsabile nazionale dell'emergenza territoriale: ''in Sicilia abbiamo normato nell'air la sicurezza delle strutture sanitarie della continuita' assistenziale. Il tutto dopo l'ennesimo grave episodio di violenza di un anno e mezzo fa: inferriate alle finestre, porte antisfondamento, citofono, allarme e telecamere''.

''Sulla carta - sottolinea La Manna - dovrebbe essere cosi', nella realta' e' tutto fermo e non si e' fatto niente.

Dovremo aspettare altre violenze ed altri morti?''.

Domenico Salvago, presidente dello Snami Sardegna: ''nella mia regione dopo l'assassinio della collega Roberta Zedda abbiamo la guardiania armata in tutte le sedi di continuita' assistenziale. Un'intuizione dell'allora assessore regionale alla sanita' Giorgio Oppi, a cui ancora siamo grati, che volle pragmaticamente la vigilanza da subito, servizio che continua tutt'oggi a distanza di dieci anni''.

''Perche' allora - conclude Testa - non esportare l'esperienza della Sardegna, unica nel suo genere in Italia, e dedicare ed investire in sicurezza sul posto di lavoro in sanita'? Alla solita scontata risposta che non ci sono i soldi rispondo che basterebbe chiudere alcuni centri, spuntati come funghi, figli delle correnti baronali, che poco hanno a che fare con la medicina''.

red/rus

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