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pubblicato il 15/mag/2013 18:09

Ambiente: WWF, nelle Oasi 84 habitat. Sparito 2,8% specie monitorate

Ambiente: WWF, nelle Oasi 84 habitat. Sparito 2,8% specie monitorate

(ASCA) - Roma, 15 mag - Un ''parco diffuso'', quello delle Oasi WWF, che si estende lungo tutto lo Stivale intrecciandosi con il patrimonio di biodiversita' particolarmente riconosciuto dall'Unione Europea, come rivela il dossier WWF, ''Il monitoraggio della biodiversita' nella Rete Natura 2000'', realizzato attraverso 6 mesi di monitoraggio e 200 esperti volontari con il contributo del Ministero dell'Ambiente (il primo di questa entita' sulle aree di importanza comunitaria). Su oltre 100 Oasi WWF ben 78 custodiscono Siti d'Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) (il 3,4% del totale delle 2299 aree Natura 2000 in Italia) che rappresentano il 66,6% degli habitat per la bioregione ''alpina', il 57% per quella ''continentale' e il 65% per quella ''mediterranea'.

Tante le novita' emerse dal dossier: su un totale 7238 dati raccolti, 1191 sono segnalazioni nuove (il 16,5%) rispetto ai Formulari ufficiali. Vale a dire che nelle Oasi WWF ci sono 84 habitat e 1107 specie (di cui molte endemiche dell'Italia), che la Rete Natura non sapeva di avere: per esempio il barbastello, raro pipistrello scoperto tra le formazioni argillose dell'Oasi Calanchi di Atri in Abruzzo, la testuggine siciliana, endemica dell'isola trovata nelle Oasi di Lago Preola e Torre Salsa, il cervo sardo, che vive anche nella nuova Oasi di Scivu in Sardegna, o la nuova specie di trota scoperta alle Gole del Sagittario. Tutti dati fondamentali per valutare la preziosita' di queste aree e le strategie piu' efficaci per proteggerle.

Ma dallo studio emergono anche le criticita': 185 tra specie e habitat (10 habitat e 175 specie), ovvero il 2,8% del totale monitorato, risultano scomparse o, comunque, non piu' segnalate, come il tritone crestato, scomparso da tre Oasi, la lontra, ormai introvabile nell'Oasi di Polveracchio, il gambero di fiume, gia' oggetto di specifici progetti di tutela nelle Oasi di Valpredina e Cascate del Rio Verde in Abruzzo, e tra gli uccelli l'averla piccola, il fraticello, il picchio dorso bianco e la balia dal collare. Informazioni necessarie per lavorare sulle cause del declino o elaborare nuovi progetti per reintrodurre le specie scomparse.

In Italia, secondo l'Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi di carbonio e i primi dati della ricerca del Ministero dell'Ambiente sui ''Parchi Nazionali: dal capitale naturale alla contabilita' ambientale'', allo stato attuale il sistema dei Parchi Nazionali italiani riesce ad accumulare circa 5,1 tonnellate di carbonio in piu' rispetto ai dati medi relativi al territorio nazionale per ogni ettaro di superficie e si prevede che potranno diventare circa 6 tonnellate nel 2020. A livello mondiale invece , ricorda il WWF, impedire i processi di deforestazione (bloccandoli definitivamente entro il 2030) ridurrebbe le emissioni di gas climalteranti nell'atmosfera stimate tra gli 1,5 e i 2,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, evitando cosi' danni dovuti ai cambiamenti climatici che sono stati calcolati in oltre 3.700 miliardi di dollari.

red/mpd

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