sabato 03 dicembre | 17:14
pubblicato il 16/ott/2014 11:49

Allarme depressione giovani, 60% dei casi i sintomi nell'adolescenza

In Italia, 7 pazienti depressi su 10 attendono un anno prima di ricevere un trattamento farmacologico

Allarme depressione giovani, 60% dei casi i sintomi nell'adolescenza

Roma, 16 ott. (askanews) - In Italia, 7 pazienti depressi su 10 attendono un anno prima di ricevere un trattamento farmacologico. E solo il 40% di loro risponde in maniera soddisfacente alla terapia e non presenta ricadute. In media, passano ventiquattro mesi prima che la diagnosi sia chiara. Un lasso di tempo troppo lungo che può anche rivelarsi fatale: nel 47% dei casi il disturbo diventa cronico e porta così a un peggioramento significativo della qualità di vita. "Nel nostro Paese la depressione maggiore colpisce 7,5 milioni di persone, il 12,5% della popolazione. Ma sono numeri sicuramente sottostimati. È la prima causa di disabilità, ma il difficile inquadramento del problema genera ancora molta confusione - commenta Emilio Sacchetti, presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP) -. Un periodo di tristezza momentaneo in seguito a delusioni, lutti o insuccessi personali non significa essere malati. La depressione può anche non avere cause apparenti. Riuscire a cogliere in tempo i primi sintomi permette di arrivare in anticipo alla diagnosi e quindi alla terapia più appropriata con maggiori probabilità di successo. Purtroppo una grande percentuale di pazienti non assume i trattamenti come dovrebbe. Di conseguenza l'efficacia ne risente". Un aspetto problematico, soprattutto perchè oggi si dispone di molecole efficaci e più tollerabili. Come l'agomelatina, capostipite di una nuova classe di antidepressivi, con un meccanismo d'azione completamente diverso dai farmaci tradizionali e già disponibile in Italia e la vortioxetina, da poco approvata a livello europeo, con un profilo di tollerabilità/efficacia migliore rispetto ai suo predecessori SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Un trattamento adeguato, unito al sostegno psicoterapeutico, è in grado di migliorare in maniera significativa la situazione nella maggior parte dei casi. Purtroppo, oltre la metà dei pazienti avrà negli anni una ricaduta. E l'eventuale concomitanza di altre malattie croniche, tipiche negli anziani, peggiora ulteriormente la qualità della vita. "Il tema della salute mentale è uno dei più delicati nell'ambito dell'assistenza sul territorio - sottolinea Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva -. In particolare, come emerge dai dati del nostro ultimo "Rapporto PIT Salute" presentato lo scorso mese, i cittadini ci comunicano che l'assistenza di pazienti con disturbi mentali pesa in maniera insostenibile sulle famiglie: le segnalazioni sono in crescita dal 16% del 2012 al 19,3% del 2013. Così come ci fanno notare che per una visita psichiatrica nel sistema pubblico sono necessarie anche lunghe attese. I pazienti hanno necessità in questo settore, più che in altri, di un sistema che garantisca sul territorio servizi accessibili e di qualità. Perchè altrimenti il costo per le famiglie, anche psicologico, rischia di essere davvero troppo alto". "In un' elevata percentuale di persone, per lo più superiore al 30-50%, il disturbo complica una malattia somatica, come cancro, problematiche cardio-cerebrovascolari e diabete - aggiunge il Riccardo Torta, Direttore dell'unità di psiconcologia della AOU S. G. Battista di Torino -. Il non trattamento di queste forme depressive, oltre a impattare la sfera emotiva e compromettere funzionamento e qualità di vita, amplifica la percezione dei sintomi (stanchezza, dolore, ecc.) e determina un peggioramento della prognosi. Peraltro gli antidepressivi, oltre a migliorare il tono dell'umore e a ridurre l'ansia, agiscono in modo positivo su svariati sintomi somatici, favorendo il recupero funzionale dei pazienti e riducendo l'impatto economico-sociale della patologia". Numerosi studi hanno ormai evidenziato come le donne corrano un rischio doppio di essere colpite dal disturbo. L'esordio dei sintomi avviene nel 60% dei casi nell'adolescenza, con l'arrivo della pubertà e del menarca. "Possiamo certamente affermare che la malattia è sempre più "rosa" - sottolinea Francesca Merzagora, Presidente dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) -. Fattori genetici, alterazioni ormonali ed eventi negativi impattano pesantemente sul sesso femminile. Purtroppo, sono proprio le donne ad avere meno fiducia nei trattamenti farmacologici: addirittura il 54% ritiene che la patologia sia più difficile da curare rispetto al tumore del seno. Per questo abbiamo intrapreso da quattro anni un percorso istituzionale e sanitario, con i "Bollini rosa", per avvicinare le donne alle cure superando lo stigma sociale". Int7

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