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pubblicato il 25/ott/2013 10:38

Alimenti: Cia, pasta 'made in Italy' non conosce crisi

(ASCA) - Roma, 25 ott - Non c'e' crisi per la pasta italiana, che resiste sulle tavole nonostante il crollo dei consumi e continua incontrastata a conquistare i mercati stranieri. Sul fronte ''spaghetti & company'', il Belpaese non ha rivali e batte ogni primato: l'Italia resta il primo produttore al mondo con 3,3 milioni di tonnellate per un controvalore di 4,6 miliardi di euro, il primo consumatore con 26 chili pro capite e il primo esportatore con 1,9 milioni di tonnellate.

E' quanto afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione del 'World Pasta Day 2013'.

Nonostante il lieve calo delle quantita' acquistate (-1% nei primi otto mesi del 2013) dovuto alle difficolta' economiche delle famiglie - spiega la Cia - la pasta resta uno dei piatti piu' amati dagli italiani. Che, per non rinunciarci, con la crisi si sono piuttosto orientati verso confezioni low-cost e format distributivi piu' convenienti come i discount (+4,5%), portando a una riduzione della spesa per tagliatelle e rigatoni del 9% circa.

Gli italiani, quindi, rimangono i maggiori consumatori mondiali di pasta, con una netta preferenza per la pasta secca (22 chili a testa) rispetto a quella fresca (4 chili) - ricorda la Cia -. Seguono a notevole distanza i venezuelani con 13 chili a persona, i tunisini (11,9 chili), i greci (10,4 chili), gli svizzeri (9,7 chili), gli svedesi (9 chili), gli americani (8,8 chili), i cileni (8,4 chili), i peruviani (8,3 chili) e i francesi (8 chili).

Ma l'Italia mantiene anche la leadership di primo produttore globale: nel 2012 - spiega la Cia - gli Stati Uniti si sono fermati a 2 milioni di tonnellate, il Brasile a 1,3 milioni di tonnellate e Russia e Turchia a meno di un milione di tonnellate annue. Di contro lo stivale, con 3,3 milioni di tonnellate prodotte, resta prima sul podio e continua a volare oltreconfine. Nel 2012 l'export e' cresciuto del 7% - evidenzia la Cia - e anche il primo semestre di quest'anno il trend si mantiene positivo con il +6%. In particolare, il 73% delle esportazioni finisce nei piatti dei consumatori europei, il 13% negli Usa e il 14% nel resto del mondo. Ma con un boom senza precedenti nei nuovi mercati emergenti, prima di tutto la Cina (+60%).

Un successo a cui contribuiscono anche i nostri agricoltori -conclude la Cia - che continuano a coltivare grano duro nonostante i problemi strutturali del comparto: i costi produttivi sempre piu' alti, i prezzi sui campi non remunerativi e troppo soggetti alle fluttuazioni dei mercati internazionali e l'assenza di politiche mirate per il settore.

red/gbt

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