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pubblicato il 27/mag/2013 18:33

Alimentare: Cia, dopo 15 anni finalmente salumi italiani in Usa

Alimentare: Cia, dopo 15 anni finalmente salumi italiani in Usa

(ASCA) - Roma, 27 mag - Ci sono voluti ben 15 anni di trattative, ma finalmente il provvedimento e' operativo: a partire da domani, 28 maggio, anche i salumi italiani a bassa stagionatura (ovvero al di sotto dei 14 mesi) potranno essere esportati negli Stati Uniti. Per salami, pancette, coppe e culatelli si apre quindi un'opportunita' senza precedenti, visto che gli Usa rappresentano un mercato di sbocco fondamentale per il ''made in Italy'' agroalimentare con un incremento delle vendite dell'11 per cento nel 2012. Lo afferma la Confederazione italiana agricoltori (Cia), commentando in una nota la decisione delle autorita' americane di aprire le frontiere a un altro pezzo importante della nostra zootecnia.

Grazie anche all'importante lavoro svolto da Assica in questi anni -ricorda la Cia- l'Aphis (l'ufficio del Dipartimento dell'Agricoltura Usa con poteri di controllo e di tutela in materia di allevamenti) ha riconosciuto a pieno titolo l'indennita' sanitaria di Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Trento e Bolzano dalla malattia vescicolare del suino e ha quindi liberalizzato la commercializzazione dei salumi a breve stagionatura, eliminando le cosiddette ''barriere non tariffarie'' all'entrata di questi prodotti nel Paese a stelle e strisce. Cosi', da domani - sottolinea la Cia - salami e coppe si andranno ad aggiungere agli altri salumi nazionali che gia' sono ben radicati oltreoceano: l'export di prosciutti crudi, cotti, speck e mortadelle ''made in Italy'' negli Stati Uniti, infatti, ''vale'' oltre 68 milioni di euro l'anno a quota 5.890 tonnellate. Ora l'ampliamento della gamma dei salumi esportati in Usa, con il via libera ai prodotti a bassa stagionatura, avra' nuove importanti ricadute economiche: gia' nel 2014, secondo elaborazioni Assica, il fatturato legato alle vendite dei nostri salumi sul mercato americano potrebbe crescere fino a sfiorare gli 80 milioni di euro. Con un aumento percentuale superiore al 17%.

Lo stop al blocco - afferma l'associazione di categoria - e' strategico per tutta la nostra filiera zootecnica, tanto piu' che arriva in un momento di forte sofferenza per le 26.197 aziende suinicole italiane, che stanno scontando un forte calo della domanda interna (-5% per i consumi di carne di maiale.

Non solo - cobnclude la Cia - la liberalizzazione dell'export dei salumi a bassa stagionatura e' rilevante anche dal punto di vista della lotta alle frodi e all'italian sounding, visto che negli Stati Uniti il 70 per cento dei nostri prodotti alimentari e' imitato, dalla finta soppressata lucana al culatello ''made in Uruguay''. com-stt

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