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pubblicato il 03/dic/2013 21:01

Aids: bilancio positivo ma adolescenti a rischio

Aids: bilancio positivo ma adolescenti a rischio

(ASCA) - Roma, 3 dic - Sono gli adolescenti attorno ai 12 anni i piu' esposti oggi al rischio di contagio dell'AIDS. E' questo il dato piu' preoccupante emerso dal convegno che si e' tenuto alla Camera dei Deputati organizzato dall'Osservatorio Sanita' e Salute. Il rischio e' legato - come ha osservato Fabrizio Oleari, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanita' - al notevole abbassamento dell'eta' media del primo rapporto sessuale nonche' ad un inconsapevole avvicinamento alla sessualita'.

Da cio' l'esigenza di non abbassare la guardia anche se il dato generale e' quanto mai confortante. Fino a venti anni fa, il 90 % dei contagiati non sopravvivevano all'infezione.

Oggi la percentuale e' positivamente crollata al 2%. Questi incoraggianti dati sono stati conseguiti grazie alla crescente prevenzione e consapevolezza del rischio del contagio, alla somministrazione di medicinali sempre piu' efficaci nonche' ad un'attenzione sempre crescente da parte di istituzioni e comunita' scientifiche internazionali a questa piaga sociale che, ha prodotto, dalla sua scoperta ad oggi circa 80 milioni di infettati e 40 milioni di decessi accertati. Oggi, grazie all'uso mirato di farmaci di ultima generazione, il rischio di morte e' notevolmente ridotto. I contagiati vanno sempre piu' definendosi facendo registrare un preoccupante innalzamento soprattutto nelle donne che contraggono l'infezione dai partner abituali. Il fenomeno e' riconducibile al moltiplicarsi di rapporti occasionali e non e' un caso - come ha detto Stefano Vella, Direttore del Dipartimento del Farmaco dell'Istituto Superiore di Sanita' - che l'epidemia sta dilagando proprio nell'est Europa da dove provengono tante ragazze poi avviate alla prostituzione in Italia. In questa situazione e' stata richiamata l'attenzione sul fatto che nel nostro paese non sia reso obbligatorio, per le donne in gravidanza, il test dell'HIV.

La strada da percorre quindi e' quella della prevenzione in un contesto in cui ben il 55% dei nuovi pazienti arrivano tardi alla diagnosi. Occorre proseguire - ha detto Vella - nell'attuazione del modello di ''salute globale'' adottato nella lotta all'AIDS attraverso il coinvolgimento di comunita' scientifiche, case farmaceutiche, istituzioni, Vaticano ed organizzazioni internazionali. In questa prospettiva sara' fondamentale, come sottolineato dal sen. Cesare Cursi, Presidente dell'Osservatorio Sanita' e Salute, ''l'impegno del nostro governo in occasione del prossimo semestre di presidenza italiana dell'Unione europea''.

red/mpd

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