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pubblicato il 04/lug/2013 10:03

Agroalimentare: Coldiretti, falso cibo italiano costa 60 mld

(ASCA) - Roma, 4 lug - Le esportazioni agroalimentari italiane potrebbero in realta' triplicare con una radicale azione di contrasto al falso Made in Italy alimentare nel mondo oltre 60 miliardi di euro e toglie circa 300mila posti di lavoro.

Lo attesta un'analisi della Coldiretti presentata all'odierna Assemblea nazionale a Roma alla presenza di 15mila coltivatori italiani, dei ministri Alfano, De Girolamo, Orlando, Lorenzin, Zanonato , oltre che rappresentanti delle forze sociali, economiche, sindacali, nazionali ed estere. E proprio nel quadro degli sforzi alla concorrenza sleale, il presidente dell'associazione di categoria, Sergio Marini, ha criticato il ''superato modello di internazionalizzazione'' attuato dalle istituzioni italiane preposte, quali Ice e Camere di commercio.

Ad essere colpiti sono i prodotti piu' rappresentativi dell'identita' alimentare: dai pomodori San Marzano coltivati in Usa al ''Parma salami'' del Messico, dal Parmesao del Brasile allo Spicy thai pesto statunitense, dall'olio Romulo con tanto di lupa venduto in Spagna al Chianti prodotto in California, ma anche una curiosa ''mortadela'' siciliana dal Brasile, un ''salami calabrese'' prodotto in Canada, un barbera bianco rumeno e il provolone del Wisconsin.

''La lotta alla contraffazione e alla pirateria internazionale rappresenta per le Istituzioni un'area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese e generare occupazione in un difficile momento di crisi'' ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nel sottolineare che ''bisogna agire nell'ambito degli accordi internazionali dove troppo spesso l'agroalimentare e' stato svenduto sull'altare di interessi diversi''.

''Occorre - ha aggiunto Marini - fermare una concorrenza sleale nei confronti dei produttori nazionali con il rischio che, soprattutto nei Paesi emergenti come la Cina, si radichi tra i consumatori un falso Made in Italy il quale non ha nulla a che fare con il prodotto originale e toglie invece spazio di mercato ai prodotti autentici''.

Da anni, si parla di internazionalizzare le imprese facendo massa critica ma se il modello di sviluppo vincente e' quello di portare le diversita' nel mondo e' evidente che - ha continuato Marini - se applicassimo il concetto di massa critica della mozzarella non dovremmo vendere la squisita mozzarella di bufala della Campania, ma un indistinto formaggio a pasta filata che chiunque nel mondo puo' imitare e produrre con costi piu' bassi''.

''Dalla Simest all'Ice fino alle Camere di Commercio - ha detto Marini - dobbiamo capire che per noi il vecchio modello di internazionalizzazione e' completamente superato perche' oggi abbiamo una rete di imprese che deve essere accompagnata nel mondo con una infrastruttura leggerissima, valorizzando e non omologando le particolarita' che sono i veri punti di forza.

''Finalmente quasi tutti - ha concluso Marini - hanno capito che il chilometro zero, oltre a creare economia e socialita', e' stato uno strumento straordinario per riscoprire i nostri territori e valorizzare le distintivita' per conquistare il mondo che e' il nostro mercato''.

stt/cam/bra

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