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pubblicato il 19/ago/2013 12:02

Agroalimentare: allarme concorrenza sleale, falso vale all'estero 60mld

Agroalimentare: allarme concorrenza sleale, falso vale all'estero 60mld

(ASCA) - Roma, 19 ago - Il prodotto agricolo e agroalimentare italiano e' molto richiesto all'estero ma soffre della concorrenza sleale di prodotti che imitano quelli italiani: il falso 'made in Italy' vale all'estero 60 miliardi di euro annui, a fronte di un'esportazione complessiva di prodotti agroalimentari realmente italiani che ammonta a 20 miliardi annui. Si tratta di un enorme danno, non solo economico, ma anche di immagine, perche' le produzioni agroalimentari italiane rispettano norme e discipline molto piu' stringenti di quelle seguite da chi all'estero le imita. Questo l'allarme lanciato dagli esperti del settore agroalimentare ospiti del terzo incontro dell'edizione 2013 di 'Economia sotto l'ombrellone' a Lignano Pineta: Claudio Bressanutti, direttore di Coldiretti Pordenone; Cristian Specogna contitolare delle tenute vitivinicole Specogna e Toblar; Marco Tam, presidente di Greenway agricola, che ha costruito e gestisce la centrale a biogas di Bertiolo (Ud).

La filiera agricola e agroalimentare italiana non ha nessuna paura della globalizzazione, dicono i tre operatori del settore, ma ha bisogno di una politica moderna che sappia difenderla e promuoverla nei modi piu' adeguati. Oltre alla politica di difesa, che deve partire in primis dalle norme sull'etichettatura di provenienza, e a quella di promozione dei prodotti italiani, che deve avere metodi e competenze adeguati, utili a creare identita' territoriali riconosciute nel mondo e non disperdersi in mille rivoli - secondo i relatori -, serve anche un maggior controllo della filiera, che vada dal campo ai banchi dei supermercati. La quasi totale mancanza di catene di distribuzione in mani italiane e la crescente acquisizioni di aziende agroalimentari italiane da parte di grandi player stranieri sono, in questo senso, molto preoccupanti e fanno prevedere un futuro in cui l'Italia rischia di non avere piu' il controllo sul proprio settore agroalimentare.

red/rus

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