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pubblicato il 13/set/2013 19:08

Agricoltura: Cia, non piu' solo figli d'arte. Giovani invadono settore

(ASCA) - Roma, 13 set - L'agricoltura non e' piu' solo un ''affare di famiglia''. Se un tempo in campagna ci si nasceva e il mestiere si ereditava dai genitori, oggi cresce sempre di piu' il numero di chi sceglie la vita dei campi, pur provenendo da esperienze e formazioni diverse. Ed e' cosi' che delle 158 mila aziende ''under 40'' presenti in Italia, il 39 per cento e' guidato da ''new entry'' del settore, che hanno deciso di scommettere sull'agricoltura, pur non essendo ''figli d'arte''. Lo afferma l'Associazione dei giovani imprenditori della Cia (Agia), sulla base di un sondaggio effettuato sul territorio nazionale, presentato in occasione del convegno ''Il valore terra nel ricambio generazionale'', che si e' svolto oggi a Teramo durante la VII Festa nazionale dell'Agricoltura della Confederazione italiana agricoltori.

Giovani, intraprendenti e preparati: le nuove leve dell'agricoltura italiana hanno un tasso di scolarizzazione molto piu' alto della media del comparto. Nel 30 per cento dei casi hanno una laurea in tasca. E - sottolinea la Cia - non si tratta solo della facolta' di Agraria. Se, infatti, gli agronomi rappresentano il 43 per cento dei giovani ''dottori'' del settore, il restante 57 per cento e' costituito dai titoli piu' disparati: da ingegneri (21 per cento) a economisti (18 per cento), da psicologi (7 per cento) a veterinari (9 per cento) fino ai laureati in Giurisprudenza (3 per cento) o in Lettere (14 per cento). A dimostrazione del fatto che in un momento di crisi come questo i giovani credono ancora nell'agricoltura come sbocco professionale. E fanno bene - afferma l'Agia Cia - perche' l'agricoltura si sta dimostrando vitale e ''anticiclica'' dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del ''turn over'' generazionale nei campi sono ancora bassi, con gli ''under 40'' che rappresentano solo il 9,9 per cento del comparto e gli ''under 30'' che si fermano addirittura al 2,1 per cento.

Eppure, secondo dati recentemente pubblicati da Almalaurea, dall'inizio della crisi, la facolta' di Agraria ha fatto segnare un picco di immatricolazioni superiore al 40 per cento, a fronte di un crollo generalizzato delle iscrizioni di oltre il 12 per cento in cinque anni. ''Stiamo assistendo a un fenomeno di rinnovamento del comparto: mentre i figli degli agricoltori che decidono di portare avanti l'azienda di famiglia si sono ridotti al 61 per cento del totale -rimarca la Cia - una nuova tendenza avvicina al lavoro dei campi giovani laureati o professionisti di altri settori che decidono di mollare tutto e di cambiare vita''. Quasi il 45 per cento di questi imprenditori ''young'' decide di investire in agricoltura dopo esperienze lavorative concluse negativamente nei comparti piu' vicini alla propria preparazione. Il 33 per cento dichiara di aver scelto l'agricoltura piu' per la qualita' della vita in campagna che per le reali prospettive offerte dal settore. Mentre il restante 22 per cento e' stato coinvolto nella scelta da amici e conoscenti, con cui poi ha iniziato l'esperienza lavorativa in azienda. Il ''credit crunch'', pero', e' ancora molto forte: in otto casi su dieci i giovani imprenditori agricoli sono stati aiutati dalla famiglia nella fase di ''start-up'' aziendale.

Anche a causa delle formazioni molto varie dei nuovi imprenditori della terra, la tendenza a fondare ''societa''' e ''associazioni'' agricole e' sempre maggiore: all'addetto ai lavori si affiancano le figure professionali piu' disparate.

com-stt/sam/ss

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