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pubblicato il 29/nov/2013 14:00

Africa: Prodi, non investita da crisi ma lontano obiettivo equita'

Africa: Prodi, non investita da crisi ma lontano obiettivo equita'

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 29 nov - Il continente africano resta ancora lontano dalla situazione di crisi economica che ha investito tutto il mondo occidentale ma in questa sua relativa rinascita ''il vero problema e' costituito dalla perdurante mancanza di un orientamento verso l'equita''' sia sociale che economica, con il 2% di persone che mantiene nelle sue mani un reddito pari al 50% della restate popolazione del continente. Squilibri che rendono ancora nebulosa un possibile vero ed equo sviluppo di questa parte del mondo. L'analisi e' di Romano Prodi, l'ex premier oggi rappresentante Onu per il Sahel. Una disamina, quella del professore, sviluppata nel corso dei lavori del Simposio internazionale ''Economia solidale e sviluppo sostenibile per l'Africa'' che si sta tenendo in Vaticano, promosso dalla Pontificia Accademia delle scienze.

Prodi ha sottolineato i passi in avanti compiuti dagli anni Settanta che hanno visto protagonista l'Africa attriduendoli, soprattutto negli ultimi decenni, alla ''molla della Cina, grande acquirente di materie prime che con la sua politica ha, di fatto, scombinato i giochi internazionali.

Basti pensare - ha poi aggiunto - che ben 50 Stati africani su 54, oggi mantengono rapporti diplomatici intensi con la Cina''. Oltre alla disparita' e all'iniquita' sociale, secondo Prodi, ''il grande nemico resta, pero', anche quello della corruzione endemica'' che drena risorse e opportunita' di sviluppo. Altro ''futuro limite fortissimo'' e', secondo Prodi, quello della mancanza di una ''vera economia di scala nei vari paesi'' che ha di fatto impedito la creazione di un sistema industriale in grado di lavorare e commerciare, in loco, le enormi quantita' di materie prime a disposizione.

Infine, il tema del Sahel. Prodi l'ha definita ''la zona piu' povera dell'Africa. In quelle zone - e' stata la sua denuncia - muoiono ancora centinaia di migliaia di bambini per fame e stenti. Per noi, come Onu, la priorita' resta almeno quella di legare questa fascia di milioni di uomini allo sviluppo del resto del continente''.

gc/

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