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pubblicato il 10/giu/2013 19:05

Afghanistan: mons. Pelvi, Giuseppe morto per aiutare gli altri

(ASCA) - Roma, 10 giu - Il capitano dei bersaglieri Giuseppe La Rosa, ucciso in Afghanistan l'8 giugno scorso e' stato un esempio di chi ''sapeva bene che amare puo' portare a morire per l'altro''. Lo ha detto nel corso dell'omelia per i funerali solenni del militare italiano caduto in Afghanistan, l'Ordinario militare per l'Italia, mons. Vincenzo Pelvi.

I funerali solenni sono iniziati alle ore 18 quando il feretro del capitano dei bersaglieri, avvolto nel tricolore, e' giunto nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli proveniente dall'Istituo di medicina legale di Roma dove era stata allestita la camera ardente.

Ai funerali hanno partecipato il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano e, tra gli altri, il presidente del Senato Pietro Grasso, il presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro della Difesa Mario Mauro e il ministro dell'Interno, Angelino Alfano. Il vescovo castrense ha descritto La Rosa come un ''ragazzo determinato e generoso, motivato e sensibile, attento ai piu' deboli e bisognosi, fiero e orgoglioso della sua professione''.

''Caro Giuseppe l'Italia tutta, particolarmente chi ti ha voluto bene e che tu hai tanto amato, coloro che ti sono stati vicini e continuano il tuo impegno umanitario, - ha poi detto mons. Pelvi - ti dicono grazie per aver reso noi piu' capaci di sperare nell'unita' della famiglia umana''. Ma mons. Pelvi non ha taciuto l'impegno dei nostri militari impegnati fuori dai confini nazionali ai quali, ha detto, ''va manifestato doverosa riconoscenza e concreta vicinanza. Chi, pagando di persona, con le lacrime e il sangue, costruisce nell'infermo afghano il futuro sereno della popolazione non e' certo aiutato ne' dalle nostre sensibilita' altalenanti, ne' da interessi di parte, ne' da parole e comportamenti egoistici. Eppure - ha sottolineato mons. Pelvi - i nostri giovani militari cercano di promuovere la riconciliazione e la pace in Paesi in cui si sparge ancora tanto sangue in guerre che sono sempre una follia. Non possiamo tirarci indietro, proprio nelle situazioni di maggiore dolore. Sosteniamo, invece, ogni tentativo che puo' condurre alla sicurezza e alla pace dei popoli, bisognosi di cooperazione e solidarieta'''. red-gc/

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