martedì 21 febbraio | 18:03
pubblicato il 21/mar/2014 16:16

Acqua: Legambiente, Italia non ha ancora recepito direttiva quadro Ue

Acqua: Legambiente, Italia non ha ancora recepito direttiva quadro Ue

(ASCA) - Roma, 21 mar 2014 - In scadenza il prossimo anno i termini per recepire la direttiva quadro Ue sulle acque (2000/60) in Italia resta ancora sconosciuto lo stato chimico del 78% delle acque superficiali e quello ecologico del 56%.

Lo attesta il dossier AcQuaLeQualita'? su qualita' e tutela delle risorse idriche in Italia presentato da Legambiente in occasione della Giornata mondiale dell'acqua che cade domani.

Continuano a essere pochi in Italia - denuncia l'associazione ambientalista - i casi in cui si e' investito sui corsi d'acqua con interventi di riqualificazione, rinaturalizzazione, prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi.

I fiumi, le falde e i laghi sono visti molto spesso solo come una minaccia per il rischio di esondazione, un ricettacolo di scarichi non depurati e di sostanze industriali oppure come una risorsa da sfruttare il piu' possibile tramite derivazioni, prelievi di acqua o di ghiaia, cementificazione degli alvei. ''Oltre al danno la beffa. Infatti - commenta Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente- agli aspetti ambientali si aggiunge, sul fronte economico, la minaccia di pesanti sanzioni per le procedure d'infrazione che scaturirebbero dal mancato rispetto delle direttive''. Per l'esperto di Legambiente, dunque, e' ''sempre piu' urgente avviare una seria e concreta politica di tutela delle risorse idriche. Occorrono piani strategici che puntino a ridurre i prelievi e i carichi inquinanti, ricorrendo anche a misure come la riqualificazione dei corsi d'acqua, la rinaturalizzazione delle sponde, la fitodepurazione, il riutilizzo delle acque ai fini industriali e irrigui e la ricerca di soluzioni al problema dell'artificializzazione dei corsi d'acqua e dell'impermeabilizzazione dei suoli. Occorre armonizzare e coordinare i tanti livelli di pianificazione oggi esistenti in materia di risorse idriche e applicare strumenti di partecipazione adeguati - conclude Giorgio Zampetti - non semplici consultazioni su piani gia' chiusi, ma percorsi che individuino, insieme a tutti i soggetti interessati, le criticita' e le politiche da mettere i campo per risanare e tutelare le risorse idriche nel nostro Paese''.

com-stt/mpd

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