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Mercoledì 16 dicembre 2020 - 12:13

Covid, card.Bassetti: in ospedale ho fatto il bilancio della vita

Il presidente della Cei: "Il presepe non è un quadretto patinato"

Roma, 16 dic. (askanews) – “Sono stati giorni delicati, in cui mi sono sentito come chiamato a trarre un bilancio di una vita. Penso che per tutti noi i problemi di salute siano un motivo, a volte davvero drammatico, per guardarsi dentro”. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia, racconta al settimanale “Credere” la sua esperienza in terapia intensiva per Covid.

“I giorni che ho vissuto in ospedale a causa del Covid-19 li ho sentiti quasi come quelli di Gesù del deserto”, afferma il porporato che è rimasto oltre un mese ricoverato. “Ho provato su di me l’arsura della sete, la fatica di respirare, la lotta del mio corpo per respingere il virus. E’ stata la consuetudine alla preghiera che mi ha aiutato e dato conforto. Forse, più che pensare, in queste giornate particolari ho pregato”. Quindi, l’insegnamento che porta nel cuore dopo l’esperienza della malattia: “Penso che la pandemia già ci abbia insegnato la solidarietà e l’unità contro ogni forma di disgregazione. Per affrontare un problema così grande abbiamo bisogno di remare tutti nella stessa direzione e di prenderci cura gli uni degli altri. Mi piacerebbe che questo insegnamento restasse come uno stile ecclesiale, anche quando la pandemia sarà solo il ricordo di una stagione passata”.

Nell’intervista a Vittoria Prisciandato per il settimanale della Periodici San Paolo in edicola da domani, Bassetti guarda al Natale senza pessimismo: “Sarà una festa particolare ma non più triste. Andiamo incontro a Gesù con amore, nella condizione in cui ci troviamo. Dobbiamo prenderci cura degli altri”. E, a proposito delle imminenti festività natalizie, esorta: “Il presepe non è un quadretto patinato, ma lo stimolo a vivere in pienezza i nostri legami familiari. Il mio pensiero va alle famiglie: quelle dove ci sono malati, quelle dove ci sono i bambini piccoli, quelle dove per un motivo o un altro ci sono dei disagi economici. In questi mesi abbiamo riscoperto la bellezza e anche la fatica della famiglia e la mia preghiera è che la famiglia della Natività c’ispiri ad aver sempre cura dei genitori, dei figli, dei nipoti, dei nostri cari, con semplicità, comprensione reciproca, fede”.

Guardando alla situazione attuale del Paese e ripensando ai Natali della sua vita, il cardinale ricorda quelli del Dopoguerra: “Allora come ora, c’era una società da ricostruire, l’incertezza per il futuro, la paura della povertà, eppure non mancavano la preghiera in famiglia, il dialogo, la vita in comune, la pazienza, la buona educazione. Una reciprocità fatta di fiducia e sostegno che mi ha insegnato che per moltiplicare bisogna condividere e che nessuna notte è tanto lunga che non vi sia la luce del mattino. E che Gesù nasce per tutti”.

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