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Venerdì 16 ottobre 2020 - 13:33

Tumore prostata colpisce 37mila italiani l’anno. Arriva app speciale

Al via Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia
Tumore prostata colpisce 37mila italiani l’anno. Arriva app speciale

Roma, 16 ott. (askanews) – Il cancro della prostata è una delle principali cause di morte negli uomini, il primo per importanza negli uomini, che colpisce 37 mila italiani ogni anno, provocando 7 mila morti. Ma la sopravvivenza in Italia a dieci anni è pari al 90% e circa il 70% dei pazienti non corre alcun pericolo immediato: in questi casi si parla di cancro a rischio basso o intermedio. Dalla tecnologia del futuro arrivano notizie che fanno ben sperare. Presto infatti potrà essere utilizzata una sorta di app in grado di stabilire quando un paziente con questo tipo di tumore va trattato e quando invece è preferibile la sorveglianza attiva. È il rivoluzionario progetto a cui stanno lavorando i ricercatori del Dipartimento di urologia della Erasmus University Medical Center (Rotterdam, Olanda), e che sarà presentato domani durate la prima giornata di lavori del 93° Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia (SIU). Gli studiosi olandesi sono stati incaricati dalla Fondazione Movember di coordinare lo sviluppo di un database globale per la sorveglianza attiva dei pazienti con questo tipo di cancro (progetto GAP3). I dati forniti da un campione di 14.380 pazienti (il più ampio disponibile al mondo) hanno già confermato la possibilità di arrivare a uno strumento ad hoc capace di elaborare e produrre stime accurate sull’aggressività della malattia. L’applicazione si ‘muoverà’ in base a una serie di parametri già normalmente considerati in questi casi: l’età, i livelli di Psa, le caratteristiche del cancro, i dettagli della biopsia, i fattori genetici e altro. Lo studio non è ancora stato completato e sono emerse differenze nei risultati tra i centri partecipanti. Ma il lavoro svolto fin qui mostra quali fattori aggiuntivi devono essere inclusi nel nomogramma in futuro, in modo da permettere di eliminare queste differenze e produrre stime sempre più accurate dell’aggressività del tumore.

«Negli ultimi 10 anni, a un numero crescente di questi pazienti (in Italia circa 26 mila persone, nel resto del mondo la situazione è molto variabile, al punto che in alcuni Paesi si raggiunge l’80%) è stata data la possibilità di entrare in protocolli di sorveglianza attiva, piuttosto che essere trattati immediatamente – spiega il prof. Walter Artibani, Segretario Generale della SIU -. Per sorveglianza attiva si intende che gli uomini continuano a essere monitorati e sottoposti a test (tramite i livelli di PSA, la biopsia e altri esami), con il trattamento che comincia solo se e quando la malattia dovesse dare segni di sviluppo. Tuttavia, non ci sono modi generalmente accettati per capire chi è a rischio di progressione della malattia. E purtroppo il 38% degli uomini che iniziano la sorveglianza attiva abbandona entro 5 anni».

Di qui l’importanza del progetto GAP 3 per la realizzazione di un nomogramma, a cui stanno lavorando i ricercatori olandesi: «Si tratta di un progetto certamente ambizioso con un impatto clinico potenzialmente molto importante – aggiunge il prof. Francesco Porpiglia, responsabile dell’Ufficio Scientifico della SIU e ordinario di Urologia dell’Università degli studi di Torino – : inquadrare correttamente il paziente a basso rischio permetterà infatti di evitare interventi potenzialmente inutili e, nel stesso tempo, consentirà di concentrare le risorse operatorie per i pazienti con malattia più aggressiva».

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