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Giovedì 17 settembre 2020 - 11:10

SIMA e Municipalità Bucarest: incentivare donazione plasma iperimmune

Per curare pazienti con Covid-19, in attesa di anticorpi monoclonali
SIMA e Municipalità Bucarest: incentivare donazione plasma iperimmune

Roma, 17 set. (askanews) – La pandemia globale da coronavirus ha accresciuto la consapevolezza dell’importanza del plasma iperimmune, che rappresenta una terapia già collaudata proprio in Italia, dal professor Giuseppe De Donno di Mantova, per i pazienti che soffrono gli effetti del virus SARS-Cov-2. Su tale scia, la città di Bucarest ha lanciato un progetto innovativo per incoraggiare la donazione di plasma iperimmune da parte delle persone guarite dall’infezione da Coronavirus e ha ottenuto la collaborazione della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), per un supporto operativo delle realtà cliniche italiane più all’avanguardia sul tema e per sensibilizzare la comunità rumena presente in Italia.

La Romania ha uno dei tassi di donazione di sangue e plasma più bassi in Europa e il sistema sanitario del Paese ha lottato per anni per curare le malattie ematologiche. I rumeni bisognosi di plasma sono talvolta costretti a fare appelli disperati a familiari e amici sui social network e l’emergenza Covid-19 ha reso la situazione ancora più grave, nonostante le campagne di informazione pubblica e i ripetuti appelli del governo nazionale.

Il Paese si trova ad affrontare un allarmante aumento del numero di contagi, con una stima di 67.000 casi confermati e poco più di 31.500 individui guariti. Tra coloro che si sono ripresi dalla malattia e il cui sangue contiene anticorpi in grado di curare l’infezione, solo 400 individui hanno donato il loro plasma iperimmune, sebbene da tale donazione potrebbe dipendere la vita di uno o più pazienti Covid-19 gravemente malati.

Per fare fronte a questa vera e propria emergenza, il sindaco di Bucarest, Gabriela Firea, ha lanciato un progetto innovativo per incoraggiare la donazione di plasma da parte di pazienti guariti dal Covid- 19. “Ogni individuo che può dimostrare di essere guarito da SARS-CoV-2 riceverà buoni del valore di 1.000 euro se dona il proprio plasma. I buoni potranno essere utilizzati per acquistare cibo, medicine e altri beni essenziali presso negozi di Bucarest, contribuendo quindi anche a fornire un”iniezione’ di capitale nel tormentato settore della vendita al dettaglio della città”, dichiara Gabriela Firea.

Sebbene 24 stati europei offrano incentivi finanziari a coloro che donano derivati ematici e il programma di Bucarest sia su base volontaria, la proposta del sindaco della città è stata oggetto di diverse controversie. In particolare, Firea è stata criticata dagli oppositori politici, che hanno paragonato il programma al traffico di organi e hanno lanciato appelli emotivi sui media perché fosse fermato. Il sindaco ha risposto sottolineando come un aumento dei tassi di donazione di plasma iperimmune rappresenti una delle terapie migliori per curare pazienti con Covid-19.

“La crisi sanitaria globale e l’aumento dei tassi di infezione hanno evidenziato la vulnerabilità dei sistemi sanitari pubblici in tutta Europa e la carenza di plasma iperimmune è un problema molto sentito in Italia come in tutto il mondo – afferma il professor Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale -. Nell’immediato il plasma iperimmune è necessario per aiutare tutti coloro che sono in cura per il coronavirus ma trovare una soluzione sostenibile alla sua carenza è fondamentale anche nel lungo periodo in quanto costituisce una componente chiave di diversi trattamenti”.

“Il superamento degli atteggiamenti sociali negativi nei confronti della donazione di plasma non sarà semplice e resta da vedere se i rumeni saranno o meno sufficientemente convinti dei benefici della donazione. Se avrà successo a Bucarest, il sindaco ha suggerito l’ampliamento del programma a livello nazionale, mentre SIMA curerà il trasferimento su scala europea del modello romeno”, conclude Miani.

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